Filosofia Postumanista Italia

La salute è una sola, One Health. Brevi considerazioni su un concetto critico

Articolo diMassimiliano Marcucci

Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva estensione del concetto di salute.

Dal termine “One Medicine” introdotto per la prima volta nel 1984 da Calvin Schwabe, veterinario ed epidemiologo, ai “determinanti sociali di salute” ovvero alla rilevanza dei fattori socio-economici e ambientali per la salute umana, al recente approccio “One Health” che vede “la salute dell’uomo, degli animali domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente in generale (ecosistemi inclusi) strettamente collegati e interdipendenti”[i], si sta generando un paradigma olistico capace di mettere in relazione elementi prima considerati non comunicanti, interessante in ottica postumana.

Le divisioni tra medicina umana e medicina veterinaria, tra i fattori socio-economici e quelli bio-medici, tra la salute umana e quella dell’ambiente stanno progressivamente perdendo terreno, a favore di una concezione che lavora sulle connessioni, sulle relazioni tra gli elementi in una prospettiva globale.

Già con la Carta di Ottawa del 1986 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) fu definito un concetto più esteso di “promozione della salute”,i cui requisiti furono allora individuati nella pace, la casa, l’istruzione, il cibo, il reddito, un ecosistema stabile, la continuità delle risorse, la giustizia e l’equità sociale: “la salute viene creata e vissuta da tutti nella sfera della quotidianità: là dove si impara, si lavora, si gioca, si ama. La salute si crea avendo cura di se stessi e degli altri, acquisendo la capacità di prendere decisioni e di assumere il controllo delle circostanze della vita, e facendo in modo che la società in cui si vive consenta la conquista della salute per tutti i suoi membri”[ii].

Con i “determinanti sociali di salute” si posero le basi per una visione alternativa al paradigma  bio-medico e farmacocentrico precedente, con l’analisi delle condizioni di vita e ambientali a costituire lo sfondo entro cui collocare la salute dei singoli e delle popolazioni, soprattutto in un’ottica di riduzione delle diseguaglianze.

Nacquero così modelli famosi, tra cui l’arcobaleno di Dahlgren e Whitehead[iii]del 1991 (da cui prese spunto la riflessione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità[iv]), dove tra i fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo, di una comunità o di un’intera popolazione, le condizioni socio-economiche, culturali e ambientali costituiscono elementi rilevanti almeno quanto i comportamenti personali e gli stili di vita, l’accesso ai servizi sanitari e i fattori genetici.

“Gli interventi rivolti a ridurre le malattie e a salvare le vite hanno successo solo se questi si occupano dei determinanti sociali di salute”, affermò il direttore generale della WHO Lee Jong-wook nel 2005[v].

Con l’approccioOne Health, aperto nel 2004 dai “Principi di Manhattan”[vi], il concetto di salute, prima coniugato per l’essere umano, si apre,in un certo senso, a nuovi territori, includendo il mondo animale non umano e vegetale; esso “spinge molteplici settori, discipline e comunità a vari livelli della società a lavorare insieme per promuovere il benessere e affrontare le minacce per la salute e gli ecosistemi, affrontando al tempo stesso la necessità comune di acqua pulita, energia e aria, alimenti sicuri e nutrienti, contrastando il cambiamento climatico e contribuendo allo sviluppo sostenibile”[vii].

La stessa Costituzione italiana ha aggiunto, con legge del 2022, un comma all’articolo 9 per il quale oltre alla promozione dello sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, la tutela del paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione si aggiunge anche (e finalmente!) la “tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”[viii], richiamando poi la tutela degli animali ad altro dispositivo normativo.

Ha inoltre modificato anche l’articolo 41, inserendo l’ambiente tra le variabili da considerare in campo economico: “l’attività economica privata … non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana … La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”[ix].

Il nuovo dettato costituzionale opera sicuramente un passo avanti verso la determinazione dei diritti di tutti i viventi, pur rimanendo ancora legato alle questioni umane, se leggiamo così il cenno all’interesse delle future generazioni; è da considerare altresì l’applicazione dell’avverbio “anche”, che apre la strada a considerazioni fondate su elementi non centrati sull’umano.

In questa nuova ottica di interdipendenza, le epidemie e pandemie che si sono succedute sempre più frequentemente, dalla SARS Cov-1, all’aviaria, ad ebola, alla SARS Cov-2, hanno reso evidente, anche nel pubblico meno avvertito[x], una visione più globale della salute, in cui diventa evidente la continuità tra animali umani e non umani[xi]: la salute del pianeta, del mondo vegetale, degli animali e delle persone sono di fatto indissolubilmente legate.

Data l’interconnessione, il rapido cambiamento climatico dovuto all’azione umana (“antropogenico”), o meglio chiamarla una catastrofe climatica, porterà a conseguenze pesanti per tutte le specie viventi.

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)[xii],il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici sotto l’egida dell’ONU, pubblica periodicamente scenari che ritraggono le conseguenze del cambiamento climatico per l’uomo e le altre specie viventi, in relazione al riscaldamento globale e alle politiche adottate (o non adottate) per la sua mitigazione.

Continuando con le politiche attuali, alcuni scenari si presentano catastrofici: temperature più elevate, siccità e incendi, innalzamento del livello dei mari e inondazioni, erosione del suolo, acidificazione degli oceani, comporteranno una perdita radicale di biodiversità[xiii]e minacce alla convivenza umana, alle strutture sociali ed economiche, e in fondo alla stessa sopravvivenza del genere umano.

Un sottovalutato romanzo di Bruno Arpaia del 2016Qualcosa, là fuoriaveva immaginato, appoggiandosi alle previsioni dell’IPCC, uno scenario in cui migranti italiani, nella seconda metà del nostro secolo in un’Europa sconvolta dalle conseguenze climatiche, cercavano di raggiungere la Scandinavia, uno dei pochi luoghi ancora vivibili; quest’anno l’autore è ritornato sul tema con il romanzoIl mondo senza invernoche è un possibile seguito della trama del 2016[xiv].

Inoltre, se le città ormai raccolgono il 60% delle persone sul pianeta (e il dato è destinato purtroppo a salire) e producono oltre il 75% dell’anidride carbonica, legando inevitabilmente il tema delle diseguaglianze economiche e sociali con quello della transizione ecologica, il bio-architetto Stefano Boeri afferma che “senza città più giuste, più eguali, più capaci di distribuire a tutti i cittadini e non solo a esigue minoranze i vantaggi di un’aria più pulita, dell’acqua potabile più abbondante e di una dieta equilibrata … nessuna reale transizione ecologica sarà mai possibile”[xv].

Nel far ciò, conclude Boeri, “dovremo rapidamente imparare a scendere dal nostro piedistallo di specie egemone e ad assumere il punto di vista delle altre specie, a considerare la loro intelligenza e sensibilità, pur non rinunciando alla nostra responsabilità sui processi distruttivi e autodistruttivi che ci hanno visto protagonisti”[xvi].

La connessione tra tutti i viventi, le diseguaglianze, la giustizia, lo sfruttamento della natura è stato efficacemente colto anche nel manifesto “ecologista integrale” (così nel testo) di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, nell’Enciclica “Laudato sì”, sulla scia del frate di Assisi: ambiente è relazione tra uomo e natura e questo “ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati”[xvii].

One Healthsi rivela sul tema, quindi, il passaggio più avanzato della strategia “connessionista” tracciata da importanti figure e organismi internazionali, eppure non pare afferrare il problema alla radice, mettendo totalmente in questione quell’antropocentrismo che è traccia invisibile, ma strutturale, della nostra cultura, elemento in cui siamo immersi fin dalla nascita, come nella famosa storiella dei pesci di David Foster Wallace[xviii].

Per Luca Leone, docente di diritto agrario e alimentare, “nella visione olistica dell’approccioOne Health, la rigorosa considerazione della salute animale emerge come elemento primario da ponderare nel bilanciamento e nell’ottimizzazione dei benefici sistemici, pur a fronte di una prospettiva antropocentrica che tende a subordinare la salute dei non umani e dell’ecosistema alla tutela della salute umana, configurando quest’ultima come fine ultimo delle azioni”[xix].

Nello stesso senso argomenta il filosofo Simone Pollo: “l’attenzione e la cura della salute degli animali non umani e dell’ambiente sarebbero quindi funzionali alla protezione e all’avanzamento della salute umana. In questo senso, animali ed ecosistemi, e la loro salute, sono di fatto strumentali al benessere umano”[xx].

Elisa Scotti, docente di diritto dell’economia e dell’ambiente, al posto di “un uso ‘debole’ diOne Health– come retorica cooperativa al servizio di priorità antropocentriche – [auspica] un suo impiego ‘forte’ come cornice di un ecodiritto orientato a un nuovo umanesimo, nel quale la protezione della persona passi attraverso la cura delle relazioni ecologiche che la rendono possibile”[xxi].

Se, come ci ricorda l’etologo e filosofo Roberto Marchesini, “l’interconnessione rappresenta l’elemento di forza della vita sulla Terra, una reciproca dipendenza non solo vigente tra gli organismi, sotto forma di mutualismi e simbiosi, ma presente all’interno stesso della cellula”[xxii], essa va allora interrogata in senso radicale, fino alle estreme conseguenze, per evitare che il nesso mostri ancora gerarchie e supremazie.

La radicalità sta appunto nel superamento di quei residui, assai resistenti, di antropocentrismo[xxiii]che pongono nel caso diOne Healthancora la salute umana come fine della salute animale e vegetale o più generale l’essere umano come centro del mondo vivente, ancora oggi, trascorsi più di 150 anni dall’opera di Charles Darwin.

Una “nuova alleanza” è allora necessaria, seguendo il suggerimento dei chimici Ilya Prigogine e Isabelle Stengers: “la freccia del tempo ci reinserisce nella natura. Noi non siamo i signori del tempo, ma i suoi figli. Condividiamo con la materia e con gli altri esseri viventi la stessa storicità, la stessa irreversibilità, la stessa vulnerabilità di fronte al futuro”[xxiv].

Se “la natura non è una macchina estranea a noi, ma una realtà aperta, complessa, evolutiva, i cui destini si intrecciano con i nostri”[xxv], allora per i due scienziati appare fondamentale il suo “ascolto poetico – nel senso etimologico della parola, per cui un poeta è un artefice”[xxvi].

Dell’ascolto poetico maestro è Giacomo Leopardi, per il quale, nel canto deLa ginestra,è un umile fiore a suggerire l’unica via d’uscita ad un’umanità arrogante e violenta.

Chiosa magistralmente l’italianista Cosetta Veronese: “se il paesaggio vesuviano annunzia la fine di una civiltà, quella umana, la rinascita, molto diversa, è promessa dal fiore. Una rinascita lenta, perché la sua vita è breve, una rinascita matura e dolorosa perché consapevole della propria fragilità e dell’altrui … La promessa di una civiltà più umana, nel senso di sensibile e compassionevole, viene paradossalmente dal non umano. Leopardi sceglie così per la sua [progettata]Lettera a un giovane del 20º secolo, l’interprete più lontano dall’uomo – non la scimmia, ma la ginestra, catalizzatrice di una nuova idea del mondo e che parla una lingua … che non è la lingua che noi intendiamo, ma comunque risponde al nostro sentire”[xxvii].

Riusciremo a passare ad una visione “One Global Health”?

Siamo giunti come specie all’ultima chiamata; come cantano i King Crimson, inEpitaph, “se ce la faremo possiamo sederci tutti e ridere / Ma ho paura che domani piangerò”.


[i]       Secondo la definizione fornita da WHO, WOAH (World Organisation for Animal Health), FAO (Food and Agriculture Organisation) e UNEP (United Nations Environment Programme), che recentemente ha lanciato il “Global One Health Joint Plan of Action” (2022-26). Il termine fu introdotto nel 2003 da William Karesh, non a caso veterinario come Schwabe, per comprendere la diffusione di ebola, nel centro Africa, tra umani e gorilla.

[ii]      La Carta di Ottawa per la Promozione della Salute è reperibile in italiano inhttps://www.dors.it/documentazione/testo/201509/Ottawa_1986_ita.pdf

[iii]     Il trentennale del modello è stato ricordato dagli autori in G. Dahlgren – M. Whitehead, “The Dahlgren-Whitehead model of health determinants: 30 years on and still chasing rainbows” in  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34534885

[iv]    Per un’analisi storica, si veda A. Rinaldi – M. Marceca,“I determinanti sociali della salute: che cosa sono e come influenzano la nostra salute?”,Riflessioni Sistemiche, n.16, giugno 2017.

[v]     Citato da G. Macciocco – F. Santomauro,La salute globale, Carocci, 2017, p. 29.

[vi]    Tali principi “esortano i leader mondiali, la società civile, la comunità sanitaria globale e le istituzioni scientifiche ad adottare un approccio olistico alla prevenzione delle malattie epidemiche/epizootiche e al mantenimento dell’integrità degli ecosistemi attraverso: 1) Il riconoscimento del legame tra la salute umana, degli animali domestici e della fauna selvatica e la minaccia che le malattie rappresentano per le persone, le loro risorse alimentari e le loro economie, nonché per la biodiversità essenziale al mantenimento di ambienti sani ed ecosistemi funzionanti, di cui tutti abbiamo bisogno” e seguendo fino al numero 12 “Investire nell’educazione e nella sensibilizzazione delle persone in tutto il mondo e nell’influenzare il processo politico per accrescere il riconoscimento della necessità di comprendere meglio le relazioni tra salute e integrità degli ecosistemi per migliorare le prospettive di un pianeta più sano”. (One Health Commission inhttps://www.onehealthcommission.org/documents/filelibrary/library_references/reports/Manhattan_principles_2004_D578C2BB55C0C.pdf).

[vii]   WHO, One Health High-Level Expert Panel (OHHLEP),Annual Report,2021 inhttps://www.who.int/publications/m/item/one-health-high-level-expert-panel-annual-report-2021

[viii]  “Il valore dell’ambiente èda intendersi come bene primario e valore assoluto cui si ricollegano interessi non solo naturalistici e sanitari, ma anche culturali, educativi e ricreativi. La nozione di ambiente consente di qualificare in termini unitari discipline settoriali quali la gestione dei rifiuti, la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche, la difesa del suolo, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, gli strumenti rivolti alla tutela degli equilibri ecologici quali la valutazione di impatto ambientale o il risarcimento del danno ambientale. In questa accezione la tutela dell’ambiente trova esplicito riferimento nell’art. 37 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” (Brocardi.it inhttps://www.brocardi.it/costituzione/principi-fondamentali/art9.html)

[ix]    A tale proposito la costituzionalista Barbara Pezzini si chiede se con tale riforma “si possa affermare che, coerentemente con l’approccio One Health, la riforma costituzionale imponga di bilanciare al meglio la salute degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente, facendo invece prevalere la dimensione della ‘salute integrata’ sui valori costituzionali di matrice economica, che diventano recessivi (B. Pezzini, “One Health: parole chiave per la costruzione di un paradigma giuridico costituzionale” in V. Lingiardi – I. Saggio (a cura di),One Health, Il Saggiatore, 2025, p. 220).

[x]     La parolaspillover,“il salto di specie”, era diventata all’epoca della pandemia da Covid-19 una delle parole di uso più comune!

[xi]    Che poi l’approccioOne Healthsi traduca in una prassi politica più stringente è altro fatto, soprattutto in questo momento storico.

[xii]   IPCC ha lo “scopo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente fondata dello stato attuale delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro potenziali impatti ambientali e socio-economici”                              (Intergovernmental Panel on Climate Change inhttps://www.ipcc.ch; c’è anche una (parziale) versione italiana:https://ipccitalia.cmcc.it).

[xiii]  “I cambiamenti climatici si stanno verificando a ritmi talmente veloci che numerose specie animali e vegetali stentano ad adattarsi. Vi sono prove evidenti che dimostrano che la biodiversità sta già reagendo ai cambiamenti climatici e continuerà a farlo. Gli impatti diretti comprendono i cambiamenti della fenologia (comportamento e ciclo di vita delle specie animali e vegetali), l’abbondanza e la distribuzione delle specie, la composizione della comunità, la struttura dell’habitat e i processi ecosistemici. I cambiamenti climatici stanno inoltre provocando impatti indiretti sulla biodiversità attraverso cambiamenti nell’uso del suolo e di altre risorse. Questi possono essere più dannosi degli impatti diretti a causa della loro dimensione, portata e velocità. Gli impatti indiretti comprendono: perdita e frammentazione di habitat; sfruttamento eccessivo; inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e diffusione di specie invasive. Ridurranno ulteriormente la resilienza degli ecosistemi ai cambiamenti climatici e la loro capacità di fornire servizi essenziali come la regolazione del clima, il cibo, l’aria e l’acqua pulite e il controllo delle inondazioni o dell’erosione” (Commissione europea, “Conseguenze dei cambiamenti climatici” inhttps://climate.ec.europa.eu/climate-change/consequences-climate-change_it).

[xiv]  B. Arpaia,Qualcosa, là fuori, Guanda, 2016; idem,Il mondo senza inverno, Guanda, 2026

[xv]   S. Boeri, “La città come ecosistema” in V. Lingiardi – I. Saggio (a cura di), cit., p. 149-150

[xvi]  Idem, p. 155

[xvii]Papa Francesco, “Sulla cura della casa comune. Lettera enciclica”, in  https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html, par.  139.

        O ancora: “se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio” (Idem,  par. 11).

[xviii]        Discorso per il conferimento delle lauree tenuto al Kenyon College (Gambier, Ohio), 21 maggio 2005. “Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: ‘Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?’.I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa ‘Che cavolo è l’acqua?’” (D. Foster Wallace, “Questa è l’acqua”, inhttps://it.wikipedia.org/wiki/Questa_%C3%A8_l%27acqua). 

[xix]  L. Leone, “L’approccio One Health nella legislazione europea sugli animali: orientamenti e prospettive” inhttps://rivista.eurojus.it/lapproccio-one-health-nella-legislazione-europea-sugli-animali-orientamenti-e-prospettive

[xx]   S. Pollo, “Cambiare prospettiva.Per una vita moralmente accettabile per tutti” inhttps://forward.recentiprogressi.it/it/rivista/numero-35-one-health/articoli/cambiare-prospettiva; egli prosegue scrivendo che è “ovviamente irrealistico pensare che nella concettualizzazione e nelle pratiche diOne healthsi possa realizzare una forma di antiantropocentrismo forte, ovvero di radicale messa in discussione dei diversi usi che gli umani fanno di animali e ambiente. Può, invece, essere realistico immaginare che questa più ampia idea di One health critichi alcune forme di utilizzo degli animali e dell’ambiente non solo per ragioni strumentali alla salute umana, ma anche per il riconoscimento di uno status morale della vita non umana e dell’ambiente. Un caso esemplare in questo senso sono gli allevamenti intensivi. Questi non solo sono una minaccia per la salute umana, ma costituiscono una condizione di vita moralmente inaccettabile per tutti i miliardi di animali che sono condannati a trascorrere in essi la loro breve e miserevole esistenza”.

[xxi]  E. Scotti, “One Health oltre l’antropocentrismo. Nuove tecnologie, ecodiritto e nuovo umanesimo” inhttps://www.apertacontrada.it/wp-content/uploads/2026/05/One-Health-oltre-lantropocentrismo.-Nuove-tecnologie-ecodiritto-e-nuovo-umanesimo.pdf

[xxii]R. Marchesini,L’età postumanista. Il tramonto dell’antropocentrismo, ombre corte, 2026, p. 170.

[xxiii]        Marchesini distingue vari sensi di antropocentrismo, ontologico, etico, epistemologico; si veda almeno il capitolo 7 del testo sopra citato.

[xxiv]        I. Prigogine – I. Stengers, La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, Einaudi, 1981, p. 203.

[xxv]Idem, p. 9

[xxvi]        Idem, p. 294.

[xxvii]       C. Veronese, “Biocentrismo e postumanesimo in Giacomo Leopardi: proposte di lettura” inAppunti leopardiani, (8), 2, 2014, inhttp://www.appuntileopardiani.cce.ufsc.br, p. 70

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