Articolo di Giulia Heliaha Di Loreto per il Centro Studi di Filosofia Postumanista Italia
Tempo di lettura: 5-7 minuti
Il fotografo naturalista Gianluca Damiani è dottore in Scienze naturali ed in Biologia della conservazione, attualmente dottorando, specializzato nell’adattamento degli uccelli all’urbanizzazione. In parallelo, Damiani si occupa anche di fotografia naturalistica ed ha recentemente pubblicatoStorie di lupi, un progetto che esplora il rapporto che intercorre tra il lupo e l’essere umano. Nella seguente intervista ci chiederemo:è possibile raccontare il lupo in modo diverso? A fronte di questo legame evolutivo millenario, quali sono le sfide che ancora oggi siamo chiamati ad affrontare? In che modo in Italia si possono offrire nuovi strumenti volti ad una maggior consapevolezza su questi animali?

Ciao Gianluca, grazie per aver acconsentito ad organizzare questa intervista! Per introdurti ai lettori del Centro Studi, ti chiederei di raccontarci a proposito del tuo percorso, personale e accademico.
Ciao Heliaha! Ringrazio te per la proposta e per l’ospitalità da parte di questo blog. Se dovessi introdurre il mio lavoro, a partire dal miobackgroundpersonale, racconterei di come sia sempre stato appassionato di natura e animali, sin da che ne ho memoria. Da piccolo passavo infatti le mie giornate estive ad osservare rane e lucertole tra i muretti a secco oppure esplorando le pozze di marea tra gli scogli. Ho sempre vissuto in città, ma la mia mente volava in terre lontane, attraverso le pagine dei libri che trattavano di natura e nelle immagini esotiche riportate nei documentari in TV. Ho inoltre osservato il cielo, scorgendo il volo degli uccelli. Anche a due passi da casa mia, c’era vita oltre agli umani. Quando potevo, coltivavo sempre questa passione, che col tempo si è evoluta nella fotografia naturalistica: attraverso questa attività ho imparato a guardare al mondo con occhi differenti.
Più tardi sono arrivati gli studi universitari, prima in Scienze Naturali come laurea triennale e poi in Biologia della Conservazione come
laurea magistrale. Attualmente sto concludendo un dottorato di ricerca sugli adattamenti degli uccelli all’urbanizzazione. Per me, scienza ed emozioni sul campo sono un connubio perfetto per immergersi nella conservazione della natura. Divido la mia vita, e le mie giornate, tra lo studio della biodiversità, per una migliore coesistenza con gli umani, ed esperienze immersive nella natura selvaggia, da solo con me stesso. Negli ultimi anni ho avuto modo di specializzarmi nella divulgazione scientifica, realizzando incontri con il
pubblico, articoli e libri, documentari e corsi sul campo.

Flight at sunrise, 2019
Grazie per questa chiara presentazione! Partirei con il domandarti: cosa ti ha portato a lavorare alla pubblicazione diStorie di lupi? Da dove nasce il progetto?
Ripensando alle mie attività da naturalista, mi sono reso conto che gran parte del mio tempo negli ultimi anni fosse dedicato ad una sola specie. Come un’ossessione, l’esistenza di ombre misteriose nel bosco richiamavano sempre la mia curiosità e il mio interesse. I lupi, più di ogni altra specie, hanno segnato il mio cammino personale e professionale. Prima di incontrare un lupo, questi animali erano per me figure distanti: pensare ai lupi era, per me, un po’ come pensare ai dinosauri.
Tuttavia, ad un’alba di ben 14 anni fa tutto è cambiato per me: il mio sentiero si è incontrato con quello di un lupo all’ombra delle montagne, e da quel giorno ho sempre ricercato quell’emozione.
"Perché la pista dei lupi è un po’ come uno spartiacque: una volta attraversata, c’è un prima e c’è un dopo."
Oltre agli interessi personali, ci sono molti altri motivi per cui parlare di lupi. Innanzitutto, siamo di fronte a un predatore, che ha il suo impatto sulle attività dell’uomo.
"Il lupo è quell’animale che rompe le regole poste da noi. È un’entità indomabile, sociale, organizzata e adattabile, che crea scompiglio nel paesaggio culturale e geografico da noi creato."
E poi abbiamo le favole:Cappuccetto Rosso,I Tre Porcellini,Al lupo, al lupo!e molte altre. La cultura europea, con il suo folklore e le sue leggende, e più nello specifico quella italiana, risultano essere profondamente influenzate dalla presenza di una specie che fa
paura, e che effettivamente costituisce l’unico predatore dei nostri ecosistemi.
E i frammenti di questa coesistenza travagliata, che ha plasmato perfino la nostra cultura, sono ancora oggi qui tra noi. Troppi falsi miti, poca conoscenza e tanta paura dell’ignoto, che inevitabilmente il lupo porta con sé. Proprio per questo nasceStorie di Lupi, che non è stato concepito solo come un libro, ma come un vero e proprio contenitore culturale e multimediale, per tante storie, forme di scienza e arte, per provare a cambiare la nostra convivenza con questo predatore.

Walk, 2020
La questione relativa alla sensibilizzazione collettiva rispetto ad un animale come il lupo è davvero importante, soprattutto se consideriamo l’attuale contesto italiano e la recente proposta del “DDL caccia”. Anche per questi motivi, ora ti chiedo: ti definiresti antispecista? Quali credi siano gli aspetti più importanti a livello etico da considerare riguardo il nostro rapporto con i lupi e altri selvatici?
Il quesito che poni è interessante: personalmente, trovo che il concetto di “specie” sia sopravvalutato. Solo negli ultimi vent’anni, con l’avvento di nuove tecnologie per lo studio del genoma, abbiamo scoperto migliaia di nuove specie, identiche per la forma e per il ruolo ecologico, ma diverse per qualche base azotata sull’infinita catena del DNA. Ironico, non trovi? Penso che noi umani troppo spesso abusiamo di definizioni e concetti incastrati tra cardini e binari.
"Il concetto di specie nasce per creare disuguaglianza, non per accettare la diversità."
L’evoluzione non compie un percorso lineare, e in effetti noi non siamo altro se non l’ultimo gradino di una lunga scala. Siamo una delle infinite possibilità nate dalla manifestazione della vita, il che ci getta in uno scenario di contingenza assoluta e pura. Questa premessa potrebbe aiutarci a comprendere anche di più del nostro rapporto con gli animali selvatici, e con il lupo.
Credo di aver sentito troppo spesso che «gli animali devono stare nel bosco e sulle montagne, e non vicino agli umani». Questo pregiudizio, nato dall’idea che uomini e natura siano due concetti distinti, genera un’intolleranza nei confronti di tutto ciò che incrocia il nostro cammino in quanto umani.
Se una specie ci rende la vita “difficile”, noi la facciamo sparire, la confiniamo in un recinto o nei luoghi più inospitali dove non osiamo mettere piede. Francamente, penso che questo sia sbagliato. E lo dico anche andando contro a ciò che ho studiato: la scienza prevede la “gestione della natura” per un maggiore equilibrio. Eppure, tutto ciò è visto attraverso un punto di vista antropocentrico, tenendo ben presenti gli interessi umani. E così, si gestisce la natura perché fa comodo, perché abbiamo un tornaconto economico o personale, perché contribuirebbe al nostro benessere o ridurrebbe il conflitto.

Little red riding hood, 2019
Apprezzo molto questa tua visione delle cose, che non necessariamente vuole limitarsi ad un’etichetta formale rispetto alla comprensione della complessità di quello che è – e potrebbe essere – il nostro rapporto con le altre specie, anche da un punto di vista etico e politico. Più nel merito, quali sono le difficoltà che hai riscontrato nell’occuparti di fotografia naturalista?
La fotografia naturalistica nasconde esigenze e sensazioni misteriose. Se da una parte è il pretesto incondizionato per vivere avventure in natura, dall’altra parte è un’attività che permette di tornare a casa con un tesoro: le immagini scattate.
"Proprio come la caccia, la fotografia è una ricerca continua di un premio, da catturare, custodire e poi condividere con gli altri. Cacciatori d’immagini, e non di prede vive, ma il concetto è lo stesso: condividere, ricordare, mostrare. Io vedo la fotografia come un mezzo per raccontare storie, e non solo come un fine artistico."
Per me le fotografie sono strumenti potenti, in grado di emozionare e di sensibilizzare. Anche per questo, i miei libri sono sempre accompagnati da molte fotografie. Lavorando sul campo con animali quali i lupi, che sono tendenzialmente schivi, elusivi, notturni e diffidenti, le difficoltà pratiche sono tante.
Prima di tutto, arrendersi al concetto di ottenere “tutto e subito”. Con gli animali non funziona così e solo poche delle tante uscite danno i risultati sperati. E poi arrivano il silenzio, la solitudine, la fatica fisica del corpo, sono stress a cui, nella vita ordinaria, “da umani”, non siamo più abituati. Rimanere immobili per ore, a volte tremando dal freddo o con i crampi ai muscoli, insegna una disciplina del corpo e della mente. Una volta imparate le cosiddette “regole del gioco”, è tutta una questione di volontà e determinazione. Personalmente, fotografo perché non so disegnare e perché non conosco molti altri modi per condividere qualcosa. Ma bisogna fare attenzione a non cadere in tentazione: fotografare per gli altri, non per se stessi.

Eyes, 2018
Alla luce di queste considerazioni, perché è importante parlare del lupo in Italia oggi?
I motivi per cui è importante parlare di lupi, e in generale di predatori, li abbiamo già visti. Ma in Italia, forse, c’è qualche motivo in più. Un report recentissimo dell’associazioneIo non ho paura del lupoha rivelato che oltre il 75% delle cause di mortalità del lupo sono riconducibili ad azioni antropiche. Investimenti stradali e bracconaggio sono ancora una piaga per questa specie.
Molti studi scientifici dimostrano che parlare di qualcosa aiuta anche a proteggerlo. Prodotti d’intrattenimento, incontri formativi, divulgazione e sensibilizzazione non sono altro che tasselli-chiave per poter proteggere il lupo in Italia e per imparare a coesistere. Ad oggi, ancora troppe persone non conoscono questa specie e di conseguenza non saprebbero come comportarsi nel caso in cui dovessero imbattersi in uno o più di loro. Non si può fare autentica conservazione senza comunicazione sociale.

Storie di lupi, 2025
Secondo te, quali sono gli aspetti più critici delle nostre istituzioni nella gestione della convivenza con altre specie?
La frammentazione delle istituzioni è sicuramente una delle più grandi criticità attuali nella gestione della convivenza con gli animali selvatici in Italia. Ogni regione infatti adotta leggi, norme e procedure differenti per gestire i conflitti e le esigenze dei propri cittadini. Solo parlando di lupi, in caso di predazione su bestiame domestico, il tempo medio che passa dall’evento di predazione ad un rimborso per l’allevatore è di circa 200 giorni, in qualche caso può superare l’anno e mezzo e in molti casi non arriva mai. Le pratiche burocratiche poi variano da area ad area e spesso sono inadatte per una buona parte della popolazione. Girando molto nelle aree rurali di tutta la penisola ho avuto modo di vedere con i miei occhi che le piccole comunità, che vivono ancora di pratiche agricole e zootecniche, sono esacerbate dalle dinamiche burocratiche e dalla difficoltà di intervento da parte di enti ed istituzioni.
Tornando a parlare di lupi, ciò che manca sono sicuramente una comunicazione efficace, affinché la popolazione sia preparata ad una convivenza pacifica, e la prevenzione del rischio. Prevenire è meglio che curare, oggi c’è la possibilità di ridurre i danni “da fauna selvatica” attraverso metodi efficaci di prevenzione, come cani da guardiania, recinti e dissuasori. D’altra parte però l’innovazione richiede uno sforzo iniziale, fisico e mentale, che non tutti sono pronti a sostenere, che in pochi conoscono.
Dove c’è abitudine alla convivenza è più facile coesistere pacificamente. Dove la popolazione non è abituata ci vogliono invece decenni affinché si accetti una nuova condizione. Con i lupi è andata proprio così: da appena un centinaio di individui rimasti sulle montagne degli Appennini negli anni ’70 si è passati ad oltre 3500 lupi nel 2020. E’ stata una crescita demografica rapida, a cui molte aree d’Italia non erano preparate. Oggi abbiamo l’opportunità di raggiungere numeri enormi di persone attraverso prodotti d’intrattenimento,sociale l’istruzione nelle scuole. Eppure, molte di queste attività e iniziative, da rivolgere soprattutto ai giovani, tardano ad arrivare.

Storie di lupi,2025
Cosa consigli alle persone che non si occupano di ambiente e animali per acquisire una maggiore consapevolezza di pratica quotidiana?
Siate curiosi. Osservate il mondo da nuove prospettive. Una cosa che ho imparato, spendendo tanto del mio tempo in natura, è che il mondo selvaggio ha ritmi diversi rispetto a quello degli umani. Nella vita quotidiana in città siamo costantemente travolti dalla frenesia della società, da scadenze, orari e impegni. Ci dimentichiamo troppo stesso che le luci del mondo cambiano, con l’avanzare del giorno: c’è l’alba, il sole alto nel cielo, poi il crepuscolo e la notte. Queste luci, e tutte le sensazioni che si portano dietro, ce le perdiamo nel 90% delle nostre giornate “da umani”.
Il mio consiglio è di imparare a guardare il mondo con altri tempi: soffermarsi a osservare il cielo, prestare attenzione alla piccola formica sul terreno, farsi tante domande. Allora alcune risposte arriveranno. Così è più facile convivere con la natura. E se questo non bastasse, esistono tanti altri mezzi pratici per imparare: libri, paginesocial, blog e siti web. Informarsi e conoscere è il primo passo per proteggere qualcosa a cui teniamo. Abbiamo tanti strumenti per venire a conoscenze delle buone pratiche in caso di incontri con la fauna selvatica. Oppure, numerosi libri oramai condividono modi semplici per essere meno impattanti su questo mondo che cambia.

Storie di lupi, 2025
Tornando a parlare di lupi, credi che subiscano, così come altri animali carnivori e predatori, una certa stigmatizzazione in quanto tale e, se sì, in che modo?
Il paradosso del lupo è questo: è un grande predatore, vittima del suo stesso nome. Sicuramente i grandi carnivori si portano dietro una lunga storia di idealizzazioni, spesso piuttosto negative. La nostra cultura in tempi passati si è plasmata anche intorno alla presenza di questi animali, potenzialmente pericolosi per l’uomo e per le sue attività. E così, le favole e le storie popolari hanno preso vita attorno a questa specie.
"Il lupo, non più animale, ma idea: rappresentante di tutto ciò che è oscuro e sconosciuto nella natura selvaggia."
E in effetti è così: il lupo ha denti aguzzi, mangia altri animali, è un animale potenzialmente pericoloso. Ci sono storie note del passato di giovani umani vittime degli attacchi dei lupi, ma bisogna sempre discernere il rischio dall’effettiva pericolosità. Gli attacchi dei lupi, come quelli di altri predatori, seppure siano minacciosi e potenzialmente fatali, avvengono solo di rado, perciò il rischio è davvero minimo.
In Italia, ad esempio, nessuno è mai morto ucciso da un lupo nel corso dell’ultimo secolo. Tuttavia, parlando di cani domestici si registrano quasi 70mila attacchi ogni anno. I nostri amici a quattro zampe però non sono stigmatizzati e demonizzati come i lupi ed è anche paradossale che, nonostante il cane discenda dal lupo, nel mondo ci siano oltre 90 milioni di cani, mentre sono solamente 20mila i lupi liberi e selvaggi oggi: 20mila sopravvissuti a secoli di persecuzione diretta da parte dell’uomo.
In Italia conosciamo evidenze della persecuzione del lupo risalenti al II secolo a.C. e nell’antica Roma di duemila anni fa era già previsto un premio per la messa a morte di un lupo. Ed ecco l’origine della figura del cosiddetto “luparo”, sopravvissuta per ben venti secoli, fino alla metà del Novecento. Oggi però abbiamo la possibilità di cambiare rotta. Il lupo cattivo delle favole è in realtà la forza che ci spinge a partire per un’avventura.
"Un animale perseguitato diviene vittima incompresa della società."
Individuare il male, ci aiuta da sempre a vivere meglio. Incolpare qualcosa, qualcuno, è facile e rassicurante. Tuttavia forse oggi, quando i mali del mondo si ergono a coprire ogni cosa, il lupo trova una salvezza. E così quelle favole possiamo raccontarle in modo diverso, facendo luce tra le ombre del bosco. Per concludere, potrei senza problemi affermare:
"Non è facile essere lupi in un mondo di umani."
Grazie Gianluca per il tuo tempo, ti ho trovato davvero esaustivo nelle risposte che hai dato. Il tuo lavoro è più che mai necessario per portare non solo maggior consapevolezza sul territorio, ma anche e soprattutto un messaggio chiaro: la storia può sempre essere riscritta. E’ anche grazie a te se oggi in Italia possiamo contare su persone preparate e soprattutto empatiche, che si mettono in gioco e fare la propria parte, con il fine di raggiungere una società più giusta per tutti, al di là delle barriere di specie. Ti ringrazio nuovamente per aver accettato di fare questa intervista!
Per approfondire e rimanere in contatto con Gianluca Damiani, si vedano:
Instagram:Gianluca Damiani (@gianlucadamiani_photographer)
Portfolio:Gianluca Damiani | Wildlife Photographer

