Maternità surrogata, fecondazione assistita e riabilitazione robotica: negli ultimi anni le innovazioni biomediche si moltiplicano, e permettono così all’essere umano di oltrepassare i vincoli biologici del corpo al fine di proiettarsi verso scenari che, fino a poco tempo fa, appartenevano unicamente ai racconti di fantascienza.
Dopotutto, la tecnica è paragonabile a un ponte tra la concezione tradizionale di essere umano moderno e quello del futuro più prossimo. Se nell’età moderna latechneveniva considerata uno strumento di dominio sulla natura, alcune correnti del postumanesimo hanno messo in luce il suo carattereinfiltrativo. La nostra evoluzione è avvenuta in continuo interscambio con l’evoluzione tecnologica; latechneha mutato noi stessi, nel corpo fisico e nel modo in cui interpretiamo il mondo e le relazioni.Gli esempi quotidiani sono molteplici: la cottura del cibo ha modificato la nostra anatomia e il nostro metabolismo (Pievani); l’interazione con tablet e telefonini sta cambiando il nostro sistema endocrino (Ferrante, 2014); o ancora, la luce del computer, penetrando nelle retine, altera il rapporto sonno-veglia (Marchesini, 2017).
Dunque, siamo sempre staticyborg. E questa formasui generisd’infiltrazione tecnologica compenetra ogni aspetto umano, inclusa la società. Il web ha permesso forme di comunicazione e movimenti politico-sociali che vanno oltre il territorio nazionale (si pensi aBlack Lives Matter,IndignadosoOccupy Wall Street).Al contempo, le scoperte biomediche stanno aprendo scenari inediti in campo etico e sociale. Le nuove tecniche di inseminazione artificiale, in una prospettiva futura, potrebbero decretare l’origine di modelli di famiglia radicalmente diversi da quelli tradizionali.
Innovazione e reazione
La co-evoluzione tecnologica procede con accelerazioni e rallentamenti, attraverso percorsi complessi e non sempre prevedibili. Se da un lato quest’avanzamento offre nuove possibilità di emancipazione, dall’altro assistiamo alla reazione di forze conservatrici che si oppongono al nuovo.
Un primo esempio di questo moto dialettico riguarda l’accesso all’aborto nel nostro Paese. La legge 194 dovrebbe garantire alla donna il diritto di decidere del proprio corpo, ma l’esercizio di questo diritto è reso complesso dall’articolo 9 sull’obiezione di coscienza, a cui si appella il 71% dei ginecologi. Recentemente, poi, la regione Umbria ha abolito la possibilità di praticare l’aborto farmacologico.
La bioetica fornisce altre esemplificazioni. La legge 40 del 2004, che regolamenta la fecondazione assistita in Italia, la riserva esclusivamente a coppie eterosessuali, sposate o conviventi, negando di fatto il diritto a chi ne avrebbe più bisogno.In questo modo rifiuta di riconoscere la complessità del reale, trasformandosi soltanto in un ostacolo aggirabile. Le coppie omosessuali italiane si rivolgono a cliniche straniere – si pensi al programma ROPA in Spagna – dove per alcune migliaia di euro possono accedere alla riproduzione assistita. La limitazione non blocca il fenomeno: lo rende accessibile solo alle coppie più abbienti, aumentando le disuguaglianze.
Cambiamenti sociali in corso
L’effetto paradosso di questi percorsi è che la spinta tecnologica e le limitazioni conservatrici, insieme, stanno mutando noi stessi, le nostre vite e la società di cui facciamo parte.
Chi osserva la sessualità contemporanea, ad esempio, riconosce una vera e propria scissione tra riproduzione ed erotismo, nonché una conseguente evoluzione del concetto di famiglia (Marchesini,Tecnosfera). Un cambiamento reso possibile dalla grande diffusione della contraccezione, entrata nella quotidianità nonostante la lunga e dura opposizione delle forze cattoliche. Questi cambiamenti crescono lenti, ma inesorabili: si pensi ai matrimoni meno frequenti e all’età di concepimento sempre più avanzata.
La separazione tra attività sessuale – ludica, diretta al piacere e all’esplorazione – e riproduzione vera e propria è ormai sancita. Il divario è destinato ad aumentare con la diffusione di nuove tecnologie, come l’inseminazione artificiale, grazie alla quale possiamo delegare l’aspetto riproduttivo alla biotecnologia medica.
L’effetto collaterale di questa innovazioneè un ventaglio decisionale enorme: le donne non saranno legate a nessun partner per accedere alla genitorialità, le coppie omosessuali potranno procreare, con necessaria ridefinizione di cosa significhi essere famiglia, genitore e figlio.
Ad ogni modo, qualsiasi strumento è sempre legato al paradigma culturale in cui è inserito.Il mito svedese della totale indipendenza, di stampo liberista, ha portato ad esempio alla diffusione dell’autoinseminazione tra le donne del Paese: un solipsismo generalizzato che conduce a un’inevitabile disgregazione sociale, come racconta Erik Gandini nel documentarioLa teoria svedese dell’amore(2015).
Una pluralità di modelli famigliari
L’antropologia già da decenni ci ha insegnato che la famiglia è un concetto malleabile, contingente e dinamico. Basta volgere l’attenzione indietro – nemmeno tanto – e ripercorrere lo spazio di tre o quattro generazioni per rendersi conto delle enormi trasformazioni. Con la nascita della società di massa conseguente alle rivoluzioni industriali, si è passati da una famiglia rurale, estesa, con figli numerosi e diversi nuclei che condividevano spazi e compiti, a una famiglia mononucleare, con al massimo due o tre figli per coppia, nonni che vivono una vita separata da figli e nipoti, e professionisti della cura a cui si delega l’accudimento.
Ma oggi anche quel modello sta mutando. La tendenza è prolungare la vita giovanile, l’erotismo è puberale, legato all’esperienzialità e all’emancipazione, la sessualità è fluida e lascia spazio a combinazioni di genere prima considerate moralmente scandalose, la convivialità si allarga alla distanza grazie ai social e ai cellulari.
Il divorzio, sempre più frequente, non è una frattura ma una nuova origine. Dà vita afamiglie mosaicoin cui le coppie hanno figli da persone diverse e – in molti casi – si vive nello stesso quartiere, con più fratelli e sorelle e più adulti che si prendono cura dei bambini.
Futuri possibili della famiglia
Le tecnologie della vita – così vengono definite quelle tecnologie biomediche che offrono nuove possibilità di procreare – sono sempre generative, perché si porteranno dietro nuove forme di famiglia, di paradigmi e di valori.
L’inseminazione artificiale potrebbe accelerare il superamento del dogma vigente e ridefinire la famiglia intorno a valori che non siano la tradizionale genitorialità eterosessuale. E le tecniche in questione potrebbero anche allontanare l’erotismo dalla procreazione: una coppia avrà il potere di condividere la genitorialità e crescere insieme i figli, costruendo un progetto educativo,senza mai avere rapporti sessuali. I forti movimenti migratori dei prossimi decenni ci permetteranno, infine, di vivere in realtà via via più multiculturali.
Le insidie, tuttavia, si nascondono dietro l’angolo: il vecchio mito dell’eugenetica, l’iperindividualismo, o le nuove forme di narcisismo potrebbero condurre alla creazione di veri e propri cloni in scenari distopici.
Pensare alla famiglia non più come a un modello standard di padre, madre e figli, ma come a una piccola società all’interno della società civile, sposta il focus dai ruoli ai valori. Poco importa se i genitori siano due uomini, due donne o due amici; ciò che conta è la convivialità, il rispetto, la cura e lo sviluppo morale delle persone. Se il centro della famiglia fossero valori democratici quali il pluralismo e l’equità, potremmo assistere alla nascita di un nuovo luogo di creatività etica in grado di mutare il nostro orizzonte culturale. Questo approccio più flessibile saprebbe anche gestire meglio il nostro rapporto con l’innovazione, aiutandoci a non cadere nei pericolosi meandri del narcisismo e del solipsismo.
Bibliografia
Ferrando, F., ‘Is the post-human a post-woman? Cyborgs, robots, artificial intelligence and the futures of gender: a case study’, Eur J Futures Res, 2:43, 2014
Ferrando, F. ‘Postumanesimo, Alterità e Differenze’, Edizioni ETS, Pisa, 2016
Ferrante, A. ‘Pedagogia e Orizzonte Post-Umanista’, LED Edizioni Universitarie, Milano, 2014
Marchesini, R. ‘Tecnosfera. Proiezioni per un futuro postumano’, Castelvecchi, Roma, 2017
Pievani, T., ilbolive.unipd.it/it/umani-piante-biodiversita-cibo-nellevoluzione-umana

