Filosofia Postumanista Italia

Corpi che percepiscono mondi: l’importanza di una fenomenologia ecologica

La fenomenologia della percezione e della corporeità di Maurice Merleau-Ponty (1908-1961) offre un linguaggio potente per pensare i rapporti tra vivente e mondo. Fin dalla Fenomenologia della percezione (1945), Merleau-Ponty sostiene, contro il riduzionismo naturalista e contro l’idealismo astratto, che il corpo non è semplicemente nello spazio come una cosa, ma sa dov’è, percepisce ˗ e sa di percepire ˗ la propria condizione spaziale:

«Al pari di una cosa, mi limiterei allora a essere dove sono: se però so dove sono e vedo me stesso in mezzo alle cose, è perché sono una coscienza, un essere singolo che non risiede in nessun luogo e può rendersi presente ovunque in intenzione. Tutto ciò che esiste esiste come cosa o come coscienza, e non c’è via di mezzo. La cosa è in un luogo, ma la percezione non è in nessun luogo: infatti, se fosse situata, essa non potrebbe far esistere per se stessa le altre cose, giacché riposerebbe in sé alla maniera delle cose. La percezione è quindi il pensiero di percepire»[1].

Questo atteggiamento epistemologico sposta l’attenzione dalla concezione di soggetto come spettatore neutrale a quella di soggetto come essere incarnato, che vive e sente in un mondo che lo avvolge.

Ne Il visibile e l’invisibile Merleau-Ponty introduce la nozione di carne (chair) per descrivere l’intreccio originario tra corpo e mondo. Qui il filosofo scrive: «Di tutto ciò che io vivo, in quanto lo vivo, io ho presso di me il senso, altrimenti non lo vivrei, e non posso cercare nessuna luce concernente il mondo se non interrogando, esplicitando la mia frequentazione del mondo, comprendendola dall’interno»[2].

Questa concezione incontra la filosofia dell’ambiente nella misura in cui dissolve l’idea di un osservatore esterno che descrive il “dato naturale” da un punto di vista neutrale: ogni sapere ambientale è incarnato e intrecciato con pratiche percettive. L’“ontologia della carne” mette in risalto la reciprocità tra viventi e mondo; vedente e visibile, toccante e toccato, non sono che variazioni di prospettiva all’interno dello stesso campo sensibile:

«Io, il vedente, sono anche visibile; ciò che costituisce il peso, lo spessore, la carne di ogni colore, di ogni suono, di ogni testura tattile, del presente e del mondo, è il fatto che colui che li coglie si sente emergere da essi grazie a una specie di avvolgimento o di raddoppiamento, fondamentalmente omogeneo a essi, il fatto che egli è il sensibile stesso veniente a sé, e che, reciprocamente, il sensibile è ai suoi occhi come il suo duplicato o un’estensione della sua carne. Lo spazio, il tempo delle cose, sono dei lembi di lui stesso, della sua spazializzazione, della sua temporalizzazione, non più una molteplicità di individui distribuiti sincronicamente e diacronicamente, ma un rilievo del simultaneo e del successivo, una polpa spaziale e temporale in cui gli individui si formano per differenziazione»[3].

Merleau-Ponty mostra che la relazione col mondo è sempre un rapporto incarnato e reciproco. Una riflessione possibile, che trae ispirazione dalla filosofia di Merleau-Ponty, è che l’ambiente non è mai solo un oggetto da gestire, ma è sempre anche un’esperienza vissuta, carica di spessore affettivo e corporeo; gli spazi non sono mai neutrali, perché siamo fisicamente e affettivamente parte di loro.

Inoltre Merleau-Ponty fa riferimento alla dimensione storica della percezione, che si sedimenta in abitudini e pratiche. Questo ci suggerisce di pensare l’ambiente come una memoria vivente: i luoghi portano in sé tracce di esperienze passate, che continuano a modellare i nostri rapporti con essi. Le trasformazioni ambientali non cancellano solo risorse materiali, ma modificano il tessuto percettivo con cui ci rapportiamo al mondo.

Una filosofia dell’ambiente che assuma questa lezione si muoverà non nell’astrazione, ma nella concretezza dei corpi e dei luoghi, riconoscendo che prendersi cura dell’ambiente significa anche prendersi cura delle condizioni percettive ed esperienziali che ci legano ad esso.


[1] Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, trad. di Andrea Bonomi, Milano, Bompiani, ed. digitale 2017, paragrafo L’«attenzione» e il «giudizio», posizione 1149.

[2] Maurice Merleau-Ponty, Il visibile e l’invisibile, trad. di Andrea Bonomi, Milano, Bompiani, ed. digitale 2014, paragrafo La fede percettiva e la riflessione, posizione 892.

[3] Ivi, paragrafo Interrogazione e intuizione, posizione 2316.

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