Con Antenati. Lucy e altri racconti dal tempo profondo (Il Mulino, 2024) Giorgio Manzi ci accompagna in un viaggio nel tempo attraverso la nostra storia evolutiva, intrecciando la narrazione delle origini della specie umana con quella della disciplina che di queste origini si occupa: la paleoantropologia. È proprio in questa duplice accezione che si può leggere il titolo del volume: “Antenati” sono i parenti estinti di Homo sapiens, ma anche le personalità appassionate che negli ultimi due secoli hanno aperto le strade dell’odierna ricerca paleoantropologica. Ne emerge un racconto che è insieme affresco storico e riflessione culturale, in cui i reperti fossili diventano i protagonisti di una trama che parla tanto dell’evoluzione quanto di chi la studia.
A guidare il lettore/la lettrice lungo questo percorso è un espediente narrativo originale: Manzi immagina una “commissione di alieni” che in un futuro remoto visita la Terra per capire come abbia potuto una specie intelligente e promettente, apparentemente all’apice del suo successo evolutivo, creare le condizioni della propria estinzione. È facile intendere che la specie di cui si parla è la nostra. Il punto di vista “alieno”, esterno e straniante, ironico e al tempo stesso serio, permette di guardare alla nostra vicenda con distacco, come se fossimo sotto esame da una prospettiva di osservazione imparziale. È un modo per sollecitare domande radicali: che cosa sappiamo davvero delle nostre origini? Quanto siamo consapevoli del nostro posto nel mondo naturale? E, soprattutto, la conoscenza che abbiamo accumulato basterà a salvarci?
Il volume, articolato in nove capitoli, si muove tra figure celebri e meno note del tempo profondo: Lucy, l’australopiteco che ha rivoluzionato la nostra idea delle origini; i cosiddetti “Hobbit” dell’isola di Flores, esempio di adattamento sorprendente; Ötzi, la mummia del Similaun che racconta l’Età del rame. La narrazione procede come un vero e proprio “giallo preistorico”: ogni reperto è un indizio, ogni scoperta una scena del crimine che chiede di essere interpretata, ogni ipotesi un tentativo di ricostruire la trama di un enigma antico milioni di anni.
Un tema affascinante che emerge dal saggio è il ruolo della serendipità nella storia della scienza. Molti dei ritrovamenti più importanti sono stati il risultato di coincidenze inattese, di incontri fortuiti con tracce nascoste. La paleoantropologia, suggerisce Manzi, procede spesso grazie alla capacità di riconoscere nell’imprevisto un segnale prezioso: le scoperte scientifiche possono accadere per caso, purché ci sia lo sguardo vigile e curioso dello studioso/della studiosa a cogliere i particolari. Alcune di queste scoperte hanno avuto luogo in Italia: il Cranio di Ceprano, emerso nei solchi di una scavatrice durante lavori stradali nel Basso Lazio; quello di Neanderthal nella Grotta Guattari a San Felice Circeo, ritrovato in una caverna scoperta da un gruppo di operai; lo straordinario scheletro dell’Uomo di Altamura, imprigionato nelle concrezioni calcaree di una grotta pugliese, trovato casualmente da alcuni speleologi, tra i reperti più completi al mondo di Homo neanderthalensis.
In filigrana il libro consegna un messaggio ecologista ed educativo. Riconoscere il nostro posto all’interno della lunga storia della vita significa prendere coscienza della fragilità e della contingenza che caratterizzano la specie umana, e con esse della necessità di un rapporto più equilibrato con le altre specie nell’ambiente in cui coabitiamo. Manzi ripone fiducia nella didattica scientifica: raccontare le origini dell’umanità non è soltanto un esercizio divulgativo, ma un atto formativo che mira a costruire cittadini e cittadine consapevoli, capaci di affrontare le sfide del presente alla luce della conoscenza del passato.
Antenati, pubblicato nella collana Intersezioni de Il Mulino, è dunque un testo che parla a un pubblico variegato: a chi è interessato/a a un quadro aggiornato della paleoantropologia, a chi è curioso/a di conoscere le nostre radici evolutive e le dinamiche fortuite che hanno permesso di scoprirle, e a chi cerca nel sapere scientifico una bussola per orientarsi nel mondo contemporaneo. La sua presentazione sarà un’occasione preziosa per confrontarsi con l’autore e riflettere insieme su che valore ha, oggi, al tempo della crisi ecosistemica causata dalle attività della nostra specie, raccontare la lunga storia dell’umanità.