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PRESENTAZIONE LE RADICI DEL DESIDERIO. Mercoledì 26 Maggio ore 20.30 diretta Facebook gratuita sulla pagina SIUA

Le radici del desiderio opera una svolta epocale in quella che è la dimensione dell’animale umano. Analizzando l’essere umano secondo un profilo etologico e quindi dimensionandolo all’interno della sua condizione animale Roberto Marchesini scrive quella che sarà per molti anni l’opera di riferimento principale dell’antropologia etologia mostrando i limiti e le lacune dell’antropologia filosofica.

L’antorpologia etologia è quella disciplina che ha lo scopo di abbandonare una certa e precisa visione di umano ereditata dalla tradizione filosofica occidentale: dal mito di Prometeo ed Epimeteo, dalla visione di essere umano come animale carente offerta da Gehlen, dall’uomo quale dimensione eccentrica presentata da Plessner, dalla lettura umanista di creatura distinta da ogni altra forma ontologica presente nella realtà.

Roberto Marchesini già in Post-Human aveva scardinato la tradizione filosofica occidentale alle basi mostrando l’insussistenza radicale della presunta superiorità dell’essere umano, nel proseguo del suo percorso ha palesato l’appartenenza al comune predicato di animalità dell’umano per ridefinire la categoria del concetto di soggetto. Il suo percorso di pensiero ci ha mostrato come non esiste individualità oltre la relazione sancendo definitivamente la morte di ogni forma di solipsismo, a partire da quello ontologico arrivando a quello epistemologico, attraverso il concetto di eco-ontologia. Ha inoltre mostrato la responsabilità che si cela in ogni forma di relazione in quanto ogni animale è il risultato diretto delle occorrenze che sono intervenute nel corso della sua vita. Ha ridisegnato il ruolo di referenza che la relazione con l’alterità, fosse essa animale o tecnologica, ha nei riguardi dell’evoluzione dell’identità umana ed ora, proprio con questo testo, ha posto l’uomo all’interno di una dimensione etologica.

Ma ecco la magia: non ha sminuito l’umano – con buona pace degli umanisti – quanto piuttosto ne ha esaltato le caratteristiche mettendo in luce aspetti della nostra dimensione di esistenza altrimenti ancora interpretati alla luce di un distanziamento dal tutto invece che di congiunzione.

Il desiderio è ciò che ci accomuna al mondo dei soggetti presenti nella realtà anche se ogni specie, ogni soggetto, ha dei suoi desideri specifici. La filogenesi non imbriglia le possibilità espressive del soggetto ma diventa una sorta di volano dell’espressione di queste stesse. È impossibile essere una tabula rasa, è impossibile essere gettati nel mondo – per dirla con Heidegger – senza avere una mappa di riferimento. Quella mappa è la filogenesi che ci guida su precisi punti di interesse, lungo le strade percorribili, ci pone degli scacchi ma il percorso scelto è sempre qualcosa di personale che ha come unica bussola il desiderio. Infatti è a partire da un ridefinizione del concetto di desiderio che viene  proposta una interpretazione di umano secondo uno specifico quadro motivazionale; seguendo quanto affermato dal filosofo il desiderio non sarebbe qualcosa da ridimensionare attraverso l’azione della razionalità ma neppure dimostrazione di una carenza quanto di una ridondanza; è questo essere eccedenti, questo non potersi appagare per mezzo di noi stessi che ci porta al mondo, alla scoperta di esso per sondare quel terreno di scoperta e conoscenza che solo il desiderio può indicarci. 

Roberto Marchesini indica con maestria la differenza ma anche l’intima connessione di tre concetti: bisogno, motivazione e desiderio chiarendo come desiderio e bisogno siano elementi che per quanto si intersechino nella storia evolutiva di una specie non possano di fatto sovrapporsi l’uno all’alto. Per dirla con parole molto semplici il gatto desidera rincorrere perché evolutivamente ha avuto bisogno di cacciare per sopravvivere ma il suo rincorrere non nasce dal bisogno ma da un’eccedenza, dal fatto che solo rincorrendo quel gatto potrà incontrare il mondo ed insieme ad esso la sua identità.

Una delle osservazioni più importanti che ho rintracciato in questo lavoro assume il carattere di quella che definirei  un’emergenza epocale e si ricollega a quanto detto prima: la sovrapposizione tra il desiderio e l’oggetto, si crede infatti che il desiderio possa assumere la forma e le sembianze di una cosa, nulla, come ci spiega Marchesini, può essere più sbagliato. Sempre tornado all’esempio del gatto possiamo dire che nel rincorre la pallina egli non voglia in realtà la pallina bensì voglia rincorrere. Ciò mette in crisi tutto il sistema capitalistico che invece ci ha condotti a sovrapporre il desiderio, il possesso e l’appagamento, creando una società di consumatori compulsivi ma quanto mai infelici. Le radici del desiderio riesce a dare spiegazione di questo clima di svilimento, annichilamento, anedonia che viviamo nella nostra epoca proprio attraverso una nuova ottica di dimensionamento dell’appagamento: non siamo felici nel tedio del possesso ma nel turbine dell’azione. 

Il testo assume anche una valenza applicativo pratica non trascurabile giacché propone una nuova metodica pedagogica basata sulla stimolazione motivazionale. Marchesini spiega come non si possa suscitare interesse in un individuo attraverso un obbiettivo esterno, che non sente proprio, ma solo accendendo quel fuoco della passione che è il desiderio e quindi per mezzo di un lavoro diretto sulle motivazioni. Sono le motivazioni il segreto per condurre l’umano – ma qualunque animale in realtà –  verso un interesse reale e non fittizio, riconsegnandolo a una fatticità del desiderio in grado di riconnettere la vita umana a una dimensione di senso. Alla luce di ciò va sottolineato come Le radici del desiderio abbia delle importanti ricadute etiche là dove chiede all’uomo di riconsegnarsi a se stesso e quindi di riscoprire dentro di sé cosa veramente lo renda felice: non è il possedere, non è la materia ma il fare ciò per cui si è nati. Questa frase particolarmente demagogica ma quanto mai chiara svela un punto focale della riflessione del Marchesini: solo nell’azione l’uomo può essere felice, solo nell’incontro con il mondo può possedere se stesso e quindi compiere un atto di protagonismo radicale nei riguardi della sua vita. Ed ecco quindi che la morale non si disegna come una forma di limitazione della passione e del desiderio ma come un coltivare queste forme che ci animano nel profondo. Essere morali significa superare se stessi per incontrare l’alterità. Superare se stessi significa nutrire quella fonte inesauribile che è il desiderio. Essere etici quindi è applicare costantemente un azione di superamento della propria dimensione individuale per andare incontro a ciò che è altro da noi; ma l’unica guida possibile, l’unico motore immobile che può spingerci è il desiderio.

Di questo e molto altro parleremo mercoledì sera con il Prof. Roberto Marchesini. 

Manuela Macelloni

 

 

 

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