domenica, luglio 12, 2020
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Tecnologie e mondi plurali le famiglie del futuro – di Giovanni Massaro

Maternità surrogata, fecondazione assistita, riabilitazione robotica: negli ultimi anni stiamo assistendo ad un incremento esponenziale di innovazioni tecnologiche in ambito biomedico che permettono all’essere umano di superare i vincoli biologici del corpo proiettandoci verso universi futuristici che, fino a qualche anno fa, rappresentavano solamente un esercizio di fantasia per racconti fantascientifici.Certamente la tecnica, intesa in senso ampio come continuum di strumenti e arti che va dai primi utensili fino alla tecnologia più avanzata, può essere considerata un ponte tra la concezione del tradizionale “Uomo moderno” e l’essere umano del futuro più prossimo. Se nell’età moderna la techne veniva considerata come uno strumento di cui l’essere umano si serviva per esercitare il suo dominio sulla natura, negli ultimi anni, alcune frange della corrente filosofica del postumanesimo hanno messo in luce il carattere infiltrativo della tecnologia: la nostra evoluzione è avvenuta non solo parallelamente all’evoluzione tecnologica, ma in relazione e in continuo interscambio con essa; la techne non ha soltanto inciso sull’ambiente in cui viviamo, ma ha mutato noi stessi, sia nel nostro corpo fisico sia nel modo in cui leggiamo e interpretiamo il mondo e le relazioni. Così, per esempio, la cottura del cibo ha modificato la nostra anatomia e il nostro metabolismo (Telmo Pievani ilbolive.unipd.it/it/umani-piante-biodiversita-cibo-nellevoluzione-umana), l’interazione con tablet e telefonini sta cambiando il nostro sistema endocrino  (A. Ferrante, Pedagogia e orizzonte post-umanista, Led, Milano 2014) o la luce del computer, penetrando nelle nostre retine, sta alterando il sistema metabolico nel rapporto sonno-veglia (Marchesini Tecnosfera, Castelvecchi, Roma 2017). Dunque, siamo sempre stati cyborg! E non solo: l’infiltrazione tecnologica non è solo fisica, ma compenetra ogni aspetto umano, quindi anche il nostro modo di interpretare e relazionarci con ciò che ci circonda, in altre parole la cultura e la società.Limitandoci alla più recente “rivoluzione tecnologica” è evidente come il web abbia permesso nuove forme di comunicazione globali e movimenti politico-sociali che vanno al di là del territorio nazionale (black lives matters, indignados, Occupy Wall Streets ecc…), e le scoperte nel campo biomedico stanno aprendo nuovi scenari possibili in campo etico e sociale. Le nuove tecniche di inseminazione artificiale, per esempio, in una prospettiva futura, potrebbero decretare l’origine di nuovi modelli di famiglia molto diversi rispetto a quelli tradizionali.   

Innovazione e reazione

Ma questa co-evoluzione tecnologica non è lineare: procede con accelerazioni e rallentamenti, attraverso percorsi tortuosi e non sempre prevedibili. Ogni aspetto umano è interessato, perciò la relazione è complessa e richiede adattamenti continui, non dettati unicamente dai vincoli fisici, ma anche dalla lettura che società e cultura applicano alla tecnica. Se da un lato l’avanzamento tecnologico offre nuove possibilità di emancipazione, soprattutto alle categorie storicamente emarginate, dall’altro assistiamo alla reazione di quelle forze conservatrici che si oppongono al nuovo, di fatto rallentando un processo che sembra destinato a cambiare dinamiche tradizionali. Bastano pochi esempi per chiarire questo moto dialettico tra innovazione e reazione. Pensiamo all’accesso all’aborto nel nostro paese: la legge 194 dovrebbe garantire il diritto della donna di disporre e decidere del proprio corpo, e quindi di abortire qualora lo ritenesse opportuno, ma sappiamo quanto l’esercizio di questo diritto sia complesso. Prima di tutto l’articolo 9, riconoscendo al personale sanitario la possibilità di appellarsi all’obiezione di coscienza fa in modo che il 71% dei medici ginecologi siano obiettori (si veda a tal proposito la relazione annuale del parlamento italiano sulla legge 194/78 dello scorso autunno). Ma a seconda del momento culturale e politico possiamo assistere ad un ulteriore rafforzamento delle resistenze. Notizia degli ultimi giorni, la regione Umbria abolisce la possibilità di praticare l’aborto farmacologico.La bioetica ci fornisce altre chiare esemplificazioni, come la legge 40 del 2004 che regolamenta la fecondazione assistita in Italia. Questa prevede la sua applicazione non solo esclusivamente a coppie eterosessuali, ma anche necessariamente sposate o conviventi, negando di fatto il diritto a chi ne avrebbe più bisogno. Ma la tecnologia esiste e i tentativi di limitarne l’accesso non fanno che creare nuovi percorsi per aggirare gli ostacoli, così le coppie omosessuali italiane si rivolgono a cliniche straniere dove per alcune migliaia di euro possono usufruire del metodo di riproduzione assistita (si pensi al programma ROPA in Spagna). La limitazione di fatto non blocca il fenomeno, ma lo rende possibile solamente alle coppie più abbienti, aumentando le disuguaglianze. 

Cambiamenti sociali in corso

È chiaro dunque che questi nuovi percorsi che stiamo disegnando seguendo la spinta delle tecnologie e confrontandoci costantemente con le limitazioni conservatrici, vanno mutando noi stessi, le nostre vite e quindi la nostra società. Si pensi ai grandi mutamenti avvenuti negli ultimi decenni nel modo in cui viviamo la sessualità, cioè ad una vera e propria scissione tra riproduzione ed erotismo, nonché alla conseguente evoluzione del concetto di famiglia (si veda a tal proposito Marchesini, Tecnosfere). Un cambiamento reso possibile dalla grande diffusione della contraccezione, entrata ormai nella nostra quotidianità nonostante la lunga e dura opposizione delle forze cattoliche. Le innovazioni tecnologiche stanno contribuendo sempre più ad aumentare questo divario verso direzioni che iniziamo ad intravedere e ad immaginare. Alcune di queste nuove abitudini sono evidenti: matrimoni meno frequenti ed età di concepimento sempre più avanzata.  Tutto ciò ha contribuito a sancire questa separazione tra l’attività sessuale, ludica, diretta al piacere e all’esplorazione, e la riproduzione vera e propria. Divario destinato ad aumentare con la diffusione di nuove tecnologie, basti pensare alla già citata inseminazione artificiale, grazie alla quale possiamo addirittura delegare l’aspetto riproduttivo alla biotecnologia medica. L’inseminazione artificiale è, dunque, una di quelle innovazioni che potrebbero avere un grande impatto antropologico e sociale: le donne vedranno ampliato il loro ventaglio di possibilità decisionali riguardo a come disporre del proprio corpo e non saranno legate a nessun partner per accedere alla genitorialità, mentre le coppie omosessuali avranno la possibilità di procreare, con conseguente necessaria rielaborazione e ridefinizione di cosa vuol dire essere famiglia, genitore, figlio. È evidente che il cambiamento non sia unicamente un ampliamento delle libertà, a queste tecnologie sono associati problemi complessi che sorvolerò in questa sede. Bisogna però ricordare che qualsiasi strumento è sempre legato al paradigma culturale in cui è inserito e che determinerà il suo utilizzo. Si pensi ad esempio a come il mito svedese dell’autosufficienza e della totale indipendenza, di stampo liberista, abbia portato alla diffusione della pratica dell’autoinseminazione tra le donne del paese, un solipsismo generalizzato che porta ad un’inevitabile disgregazione sociale, fedelmente raccontato nel documentario di Erik Gandini La teoria svedese dell’amore (2015).

 

Una pluralità di modelli famigliari 

Non dobbiamo stupirci che la scienza e la tecnologia ci stiano traghettando verso una direzione che stravolgerà anche la nostra idea di famiglia. L’antropologia già da decenni ci ha insegnato che la famiglia è un concetto malleabile, contingente e dinamico. Se volgiamo la nostra attenzione indietro e ripercorriamo anche solo lo spazio di tre-quattro generazioni, già possiamo renderci conto delle enormi trasformazioni che abbiamo attraversato: con la nascita della società di massa conseguente alle rivoluzioni industriali, si è passati da un tipo di famiglia rurale, ad uno moderno ed urbano. La famiglia rurale era molto estesa, i figli erano numerosi e diversi nuclei famigliari condividevano gli spazi e i compiti: il lavoro domestico, l’accudimento dei bambini e degli anziani, il lavoro agricolo. La famiglia che prende piede dalla seconda metà del 900 invece è mononucleare, con al massimo 2 o 3 figli per coppia, i nonni vivono una vita separata da figli e nipoti e spesso si delega a professionisti della cura l’accudimento dei bambini e degli anziani. Questo modello famigliare tende a chiudere i suoi membri in una vita domestica isolata in gran parte dal mondo sociale là fuori. Ma oggi anche questo modello sta mutando insieme alla società. La tendenza è quella di prolungare la vita giovanile, l’erotismo è puberale, legato all’esperienzialità e all’emancipazione, la sessualità è fluida e lascia spazio a combinazioni di genere prima considerati moralmente scandalosi, la convivialità è allargata anche alla distanza grazie alle reti sociali e ai cellulari. Oltretutto il divorzio, sempre più frequente, ha dato origine a nuove forme di famiglie mosaico dove le coppie hanno figli da persone diverse e, in molti casi si vive nello stesso quartiere, si hanno più fratelli e sorelle e più adulti si prendono cura dei bambini. 

 

Futuri possibili della famiglia

Le tecnologie della vita, così vengono definite quelle tecnologie biomediche che offrono nuove possibilità di procreare, hanno la potenzialità di evolvere ulteriormente il concetto di famiglia, verso nuove forme ancora solamente possibili nell’immaginazione. L’inseminazione artificiale è uno strumento che potrebbe accelerare il superamento del paradigma vigente e ridefinire la famiglia intorno a nuovi valori che non siano la tradizionale genitorialità eterosessuale. Inoltre queste tecniche potrebbero allontanare ancora di più l’erotismo dalla procreazione, che è ormai sempre più pianificabile e rimandabile nel tempo: una coppia potrebbe scegliersi con lo scopo esclusivo di condividere la genitorialità senza mai avere rapporti sessuali. È senza dubbio possibile che l’onda esplosiva delle nuove tecnologie ci conduca, in un futuro sempre più prossimo, ad una società decisamente più complessa rispetto a quella che conosciamo oggi. Se è vero che stiamo andando verso una società globale e pluralista, nel senso che i forti movimenti migratori a cui il mondo sarà sottoposto nei prossimi decenni ci porterà a vivere in realtà sempre più multietniche e multiculturali, sarà forse necessario aprirci a nuovi modelli di vita, di famiglia, di mondi possibili. Le insidie che si nascondono dietro le nuove tecnologie sono però tante: si pensi al vecchio mito dell’eugenetica che può trovare ora nuove forme di realizzazione, il già menzionato iperindividualismo, nuove forme di narcisismo che possono portare le persone a creare cloni di loro stessi in futuri distopici, ma possibili. Dopotutto la tecnologia per farlo esiste già. Sta a noi vigilare sulle porte che la tecnologia apre, intervenendo, se necessario, in maniera etica. Per esempio, se pensiamo alla famiglia non più come modello standard di padre – madre e figli, bensì come una piccola società all’interno della società civile, teatro di giustizia ed equità, in un mondo aperto alle diversità culturali, etniche e di genere, poco importa se i miei genitori siano due uomini o due donne o due amici che non hanno mai avuto rapporti sessuali, ciò che importa è la convivialità, il rispetto, la cura e le possibilità educative e di sviluppo morale delle persone. Una concezione di famiglia così intesa, che ha come cardine valori etici e non ruoli, saprebbe meglio affrontare le molteplici possibilità che le nuove tecnologie schiudono al nostro futuro in maniera certamente più flessibile. Se il centro e il fondamento della famiglia fossero valori democratici quali il rispetto del pluralismo e l’equità, al di là del genere dei soggetti che la costituiscono, potremmo assistere alla nascita di un nuovo luogo di creatività etica che potrebbe aiutarci a mutare il nostro orizzonte culturale, cambiamento oggi sempre più urgente. Questo luogo saprebbe anche gestire meglio il nostro rapporto con la tecnologia, aiutandoci a non cadere nei pericolosi meandri dell’eugenetica, del narcisismo e del solipsismo.

 

Bibliografia.

Ferrando, F., ‘Is the post-human a post-woman? Cyborgs, robots, artificial intelligence and the futures of gender: a case study’, Eur J Futures Res, 2:43, 2014

Ferrando, F. ‘Postumanesimo, Alteritá e Differenze’, Edizioni ETS, Pisa, 2016

Ferrante, A. ‘Pedagogia e Orizzonte Post-Umanista’, LED Edizioni Universitarie, Milano, 2014

Marchesini, R. ‘Tecnosfera. Proiezioni per un futuro postumano’, Castelvecchi, Roma, 2017

Pievani, T., ilbolive.unipd.it/it/umani-piante-biodiversita-cibo-nellevoluzione-umana

 

Giovanni Massaro

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