domenica, luglio 21, 2019
Home > Sezioni > Arti > Il bestiario ibrido contemporaneo di Alberto Michelon – di Alice Chiesurin

Il bestiario ibrido contemporaneo di Alberto Michelon – di Alice Chiesurin

La società contemporanea si compone di una presenza importante della referenza animale e di ibridi teriomorfi che derivano dalle descrizioni mitologiche tramandate dalla letteratura classica e che prendono forma nell’arte contemporanea. La presenza dell’ibrido uomo-animale sembra essere una costante per molti artisti contemporanei, ognuna con un significato diverso e spesso personale.

Alberto Michelon è un artista tassidermista di Padova, proprietario dell’Animal Factor Studio, che collabora con il museo di zoologia di Padova e altri musei per i quali imbalsama animali a scopo didattico, lavora per privati che chiedono di impagliare i propri animali domestici o parte di essi per averne un ricordo e crea opere d’arte da esporre con lo scopo di far conoscere la sua arte, progetto realizzato nel 2017 con la mostra “Inanimus. Un bestiario contemporaneo”, allestita grazie al collaboratore Luca Norbiato.

La scelta dei soggetti spesso è condizionata dalla morte dell’animale stesso, l’artista infatti utilizza materiale in eccedenza rimasto da altri lavori di imbalsamazione o pelli portate da cacciatori o zoo (quando gli animali muoiono di vecchiaia possono essere donati a privati). L’arrivo in laboratorio del materiale coincide con le prime chiacchierate riguardo al modo migliore per adoperare la pelle o le ossa a disposizione e quale messaggio si desidera veicolare, sempre cercando di creare nuovi stimoli con l’ibridazione post-morte ricollocandola all’interno di un discorso contemporaneo accattivante.

Un aiuto non indifferente è dato dalla piccola radio presente nell’Animal Factor Studio spesso accesa su canali di cultura e notiziari, inesauribile fonte di informazioni e spunti da approfondire. L’elemento centrale in tutti i lavori di Alberto Michelon resta il rimettere in gioco la morte per dargli nuova vita: “rendiamo vive le cose morte” è il suo motto. Il messaggio che Alberto desidera veicolare è che il concetto secondo cui oltre la morte non succede nulla è sbagliato perché si può creare qualcosa anche con animali biologicamente morti e le sue creature ne sono un esempio perfetto. Si viene quindi a formare un legame tra l’uomo e l’animale giocato sulla creazione di ibridi teriomorfi che emulano il comportamento umano o che ne richiamano la cultura e le tradizioni.

 

Foto credit: Alice Chiesurin

SFUGGITA ALL’EVOLUZIONE

Una tartaruga dall’aria distinta con un’elegante collana di perle al collo si regge sul bastone, memoria di quella vecchia borghesia basata sul privilegio economico e sulla conservazione a ogni costo. La scelta del carapace e della pelle della tartaruga non vogliono richiamare solo il concetto di vecchiaia e di longevità tipica di questo animale ma hanno anche un legame col materiale presente nello studio dell’artista, la tartaruga infatti era stata commissionata dall’Università di Padova che desiderava avere solo lo scheletro dell’animale per motivi didattici. In seguito l’artista ha riutilizzato la pelle per creare la vecchia signora coprendo una struttura preformata mentre il carapace è un calco di quello originale rimasto all’università. La scelta del soggetto è stata caratterizzata anche dalla particolarità evoluzionistica dell’animale stesso che in milioni di anni non si è mai sviluppato ma invece è “sfuggito all’evoluzione”. Questa interpretazione può nascondere una critica alla situazione politica contemporanea e alla casta dei “privilegiati” oppure semplicemente una critica al mondo dell’arte che spesso vede negativamente l’arte della tassidermia.

 

BLACK ODISSEO

Foto credit: Alice Chiesurin

Un piccolo ragazzino dalla pelliccia nera e dalle corna di montone è appena sbarcato sulla costa, ai suoi piedi della sabbia e un barcone tipico dei profughi che ogni giorno varcano i confini italiani. Gli occhi scelti per questo ibrido sono malinconici e tristi, quasi umani, simbolo della situazione che si è venuta a creare. Il titolo richiama il profugo più famoso della letteratura antica ossia Ulisse ma l’utilizzo della pelliccia nera lo pone a un livello di attualità, la scelta infatti richiama la situazione odierna sui migranti stranieri accolti dallo stato italiano ogni giorno. La presenza delle corna inoltre rimanda alla figura del satiro portatrice di un “lato oscuro” legato alla sessualità sfrenata tipica di questa figura. Nel contesto della mostra questo “lato oscuro” vuole indicare il male della società contemporanea che vede negativamente la presenza dei profughi.

 

Foto credit: Alice Chiesurin

NUEVA VARIETÀ

Questa donna-serpente dalle forme sinuose e ambigue coglie una banana dall’albero posto accanto a lei. È una Eva moderna, una sorta di un aggiornamento del mito del peccato originale anche se con qualche modifica: la mela è diventata una banana e il serpente non è più una creatura separata dalla donna ma lei stessa diventa serpente. La figura teriomorfa esce dalla concezione di ispiratrice del male e diventa una figura sensuale simile all’animale con cui è stata ibridata; sembra cercare l’uomo per offrirgli una banana ma lui rimane sott’inteso, forse perché non accetta pienamente questa trasformazione in essere autonomo slegato dal controllo maschile. Come in Black Odisseo, l’ibrido è stato creato modificando un manichino di donna aggiungendo delle braccia serpentiformi e ricoprendo la nuova creatura con la pelle di vari serpenti. In seguito sono stati inseriti alcuni elementi tipicamente femminili come le scarpe con la zeppa, le ciglia finte e una collana di ferro intrecciata a vertebre di serpente.

 

Foto credit: Alice Chiesurin

LEGAMI AFRODISIACI

Quest’opera è composta da tre manichini posti su dei piedistalli, i torsi sono rivestiti rispettivamente da pelli di capra, pecora e cavallo e successivamente arricchite da delle corde con tipici nodi da bondage. Sulla sommità di ogni manichino sono stati fissati i corni di animali in via di estinzione rispettivamente di rinoceronte, elefante e narvalo. La scelta di questi animali in pericolo non è casuale ma fa riferimento al problema del bracconaggio e in particolare all’uso di questi corni per creare pseudo-farmaci capaci di stimolare effetti afrodisiaci da vendere a facoltosi occidentali.

Il filo e i nodi bondage che stringono le varie pelli sembrano legare come un filo rosso le sorti dei diversi animali coinvolti dal bracconaggio in un unico destino comune di morte criticando così l’uccisione insensata di animali per futili scopi umani. Un ulteriore livello di lettura è legato alla critica verso la posizione dell’uomo nei confronti della donna e in particolare di volerla rendere oggetto da controllare e sottomettere più che partner in un rapporto di coppia e sessuale. In questo senso i manichini diventano doppiamente ibridi: non si usa più solo il corpo umano per veicolare un messaggio legato al mondo animale ma il manichino diventa surrogato del corpo femminile per esprimere critiche alla società contemporanea.

 

Gli ibridi creati da Alberto Michelon hanno lo scopo di ridare dignità ad ogni animale onorando il suo corpo nel modo migliore e affiancarlo in maniera irriverente a temi contemporanei. Le creature scelte spesso emulano l’essere umano e lo portano a riflettere sulla sua situazione e sulle scelte che compie ogni giorno, in particolare la mancanza di voler migliorare una vita banale. In altri casi gli ibridi diventano un mezzo per poter compiere una critica nei confronti della società.

 

 

INTERVISTE E MATERIALE DELL’ARTISTA

Comunicato Stampa del Comune di Padova- Settore cultura, turismo, musei e biblioteche. “Inanimus. Un bestiario contemporaneo”. Padova, 2/09/2017

Intervista a Luca Norbiato, assistente dell’artista, in data 5/09/2017

Intervista all’artista Alberto Michelon in data 19/09/2017

Visita allo studio dell’artista. Padova, 19/09/2017

 

SITOGRAFIA

Animal Factor Studio – Il sito dedicato all’attività di Alberto Michelon)

Incontro con l’imbalsamatore. Tra carcasse di animali e attrezzi di laboratorio, cosa succede quando uno scrittore verifica di persona la materia immaginata e raccontata in un romanzo di Gabriele Di Fronzo (scrittore e autore del libro Il grande animale) (22/12/2017)

INANIMUS. Un bestiario contemporaneo- Mostra Tassidermia Artistica (23/12/2017)

Animali e arte – Arte Contemporanea (22/12/2017)

 

Eleonora
Eleonora
Eleonora Adorni, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.