sabato, dicembre 15, 2018
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Rethnking Animality. Un convegno sull’animalità – Di Manuela Macelloni

Tra il 26 e il 28 settembre alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Santiago di Compostela è stato organizzato dall’associazione Gallinae in Fabula un importante conferenza sul tema dell’animalità dal titolo Rethinking Animality a cui hanno partecipato diversi studiosi e le principali voci del postumaesimo filosofico, tra questi Oscar Horta, Roberto Marchesini, Leonardo Caffo e Francesca Ferrando. Da queste giornate di studio sono emerse problematiche significative che hanno tracciato nuove strade percorribili per il pensiero filosofico e non solo.

 

Santiago de Compostela è una città d’approdo. Simbolo del compiersi di un lungo cammino, spesso duro, estenuante ed anche insidioso.

Per gli studi sull’animalità Santiago è apparsa allo stesso modo: una dimensione di approdo. Un importante punto di arrivo di un percorso iniziato ormai diversi anni fa con le prime teorie post-umaniste. L’effetto di sommossa messo in atto da Post-human Verso nuovi modelli di esistenza (Bollati Boringhieri, Torino, 2002) di Roberto Marchesini sulla scorta di una nuova lettura della soggettività (Braidotti – Haraway – Butler) e di un decentramento dell’uomo dalla dimensione dell’esistenza, ha trovato come punto d’approdo proprio questa città.

Per questo ho trovato particolarmente appropriato che un convegno, atto a mostrare nuove teorie sul concetto di animalità, si sia svolto proprio in questa città giacché credo che, uno degli elementi fondamentali che sono emersi nei tre giorni dalle diverse relazioni, sia stato proprio l’importanza di un approdo da intendersi come ritorno: di una emancipazione dell’animalità.

Solo emancipando la nostra animalità e tornando in possesso di essa possiamo riscoprirci liberi dai pesi di presunta superiorità ereditati da tutta la tradizione umanistica.

L’uomo inteso in termini umanistici ne è quindi uscito sconfitto in primo luogo per i disastri ecologici che ha generato, per non solo l’inefficacia ma anche la pericolosità della sua morale e per l’insostenibilità ontologica della sua presunta condizione di eccentricità rispetto al resto dell’universo.

Nell’intervento di Antonino Firenze è stato sottolineato come vi sia una significativa corrispondenza tra il cogito ergo sum di Cartesio e L’animal que donc je suis di Derrida laddove il donc va a richiamare qull’ergo di Cartesio, volendo controbattere alla sua impostazione iper-umanista: l’animale – secondo quanto detto da Deridda – mette a nudo la nostra effettiva natura. Il gatto di Deridda nel suo guardarlo, lo ha messo a nudo mostrando come l’uomo – al pari di ogni altro animale – sia di fatto sottoposto alle briglie della vita senza poterla dirigere e comandare in alcun modo. Neppure il cogito rende l’animale umano differente giacché ogni forma di vita ha un suo specifico cogito – come verrà mostrato da Roberto Marchesini.

Da questo punto di vista l’intervento di Roberto Marchesini ha sancito uno dei punti fondamentalidi queste giornate di studi: la ridefinizione del concetto di soggettività a partire da una problematizzazione radicale del concetto di animalità. Animalità è ante tutto desiderio, emozioni, possesso delle proprie dotazioni, possibilità di scegliere un’azione propria e di guidarla secondo l’ordine che la dimensione di specie e l’incontro con il mondo hanno generato. Non solo quindi la soggettività è un concetto mobile, transitorio, fedifrago ma l’ontologia stessa diviene una costante sperimentazione di nuove possibilità espressive della vita stessa. L’animale si possiede, possiede una propria dimensione di lettura del mondo, di interpretazione della realtà. Tale condizione non è esclusiva dell’animale umano ma dell’animalità tutta.

Ciò, secondo il filosofo, sancisce la differenza fondamentale tra l’animale e la macchina: la macchina è priva di desiderio, la macchina “si basta” nell’esercizio delle sue funzioni; al contrario l’animale è sempre spinto a un superamento della propria dimensione, vive in uno stato di ridondanza interna che lo getta costantemente nel mondo per intersecare con esso nuove sfide, rivelatorie della sua stessa dimensione.

Perciò, in risposta ad Heidegger che aveva privato l’animale non umano di mondo, Marchesini mette in luce la presenza non solo di una molteplicità di universi ma anche la plurivocità dell’intelligenza da intendersi non come risposta a un quesito ma come domanda stessa che ogni animale – inserito nella propria dimensione – pone al mondo. Per tali ragioni non è il cogito che può eccentrare l’animale umano per porlo in una condizione di differenza: ogni animale possiede una forma di intelligenza propria e una propria lettura posizionale del mondo. L’intervento di Marchesini ha destrutturato definitivamente ogni possibile interpretazione dell’ontologia umana come qualcosa di esterno alla dimensione dell’animalità.

L’intervento di Francesca Ferrando, che ha concluso queste giornate di studio, ha sottolineato come ilpostumanismo, quale evoluzione dell’umanismo, sia non solo un pensiero ma anche una pratica vera e propria. Con il postumanismo infatti si è superato l’umanismo, l’antropocentrismo e il dualismo, tale superamento non è però frutto di una rottura con il passato ma di un’evoluzione. La ridefinizione dell’animale umano deve partire quindi da quattro punti fondamentali: who-what-where-when laddove il when ha per la Ferrando una funzione fondamentale: per la filosofa il postumanesimo è una praxis da mettere in atto e declinare nella vita di tutti i giorni.

Ne segue quindi che la lettura dell’animalità offerta dal pensiero postumanista non può essere scevra da responsabilità morali nuove e differenti come hanno evidenziato gli interventi di Caffo ed Horta.

Oltre queste questioni teoriche a Santiago si è davvero respirata la brezza di una nuova epoca possibile, dell’apertura di strade attuali, non solo per la filosofia ma per la realtà animale tutta, laddove, facendo emergere l’animale che dunque siamo, riscoprendo la dimensione non solo ontologica ma eco-ontologica di appartenenza profonda alla realtà tutta, è possibile gettare le basi per la sopravvivenza del mondo, contrastando dunque il destino di morte a cui l’umano sta condannando la vita.

Santiago è stato l’approdo del viaggio del postumanismo, un ritorno nella casa dell’animalità ma non certo un punto fermo, non una definizione quanto un luogo di sommossa, di rimescolamento, di confronto giacché, dicendola con le parole del filosofo Marchesini, «siamo sovrani di un regno che non abbiamo scelto» (Etologia filosofica. Alla ricerca della soggettività animale, Mimesis, Milano – Udine, 2016, p. 90) ma che possiamo continuare a sondare, a scoprire giacché il principio della vita stessa è l’instabilità, il movimento, la variazione.

Per questo ci siamo dati appuntamento al prossimo anno, a Santiago, per un nuovo dibattito, per nuove giornate di approfondimento giacché il cammino del pensiero, come quello della vita non trova mai pace.

 

 

Eleonora
Eleonora
Eleonora Adorni, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it

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