giovedì, novembre 23, 2017
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Alle origini della bontà. Dalle scienze biologiche alle scienze umane…e ritorno — di Luca Campione

Il Centro Studi Filosofia Postumanista vi propone l’articolo di Luca Campione, studioso di Cognitive Sciences of Religion, paleoantropologia e biologia evoluzionistica applicate al fenomeno religioso. Il presente contributo è frutto della rielaborazione della sua tesi di laurea Frans de Waal e la scimmia altruista. Osservazioni filosofiche sull’origine e l’evoluzione dell’altruismo. L’articolo funge da introduzione a un lavoro che si presenta suddiviso in quattro parti, in cui l’autore indagherà il rapporto tra scienze umane e scienze naturali e proporrà la necessità di trovare nuovi modi d’approccio al fenomeno umano che tengano conto anche della sua storia evolutiva, e dunque dei legami con le creature non umane.

 

Il Dicrocoelium dendriticum è un trematode parassita che spende l’ultimo stadio della sua vita abitando il fegato di mucche e ovini. Poco simpatico come ogni parassita che si rispetti, il D. dendriticum possiede un ciclo vitale assai complesso: riproducendosi per via asessuata nelle regioni epatiche dei suoi ospiti, fa sì che le proprie uova, una volta deposte, vengano espulse dal mammifero attraverso le deiezioni. Così facendo egli garantisce alla prole la possibilità di infettare futuri mammiferi, ma a dispetto di ciò che si potrebbe pensare non è dentro il fegato delle vacche che il parassita compie il proprio intero ciclo vitale.

Al contrario, il Dicrocoelium dendriticum ha escogitato modi più subdoli. Una volta sparse nell’ambiente esterno, le uova si depositeranno sul substrato erboso, cibo di ignare lumache che fagociteranno così vegetali e uova insieme. All’interno del gasteropode la nuova generazione di parassiti trascorrerà i primi due stadi del proprio ciclo vitale prima di assumere la forma larvale, detta cercaria. A questo punto, i giovani trematodi provvederanno ad abbandonare la lumaca ospite, disperdendosi nell’ambiente ancora una volta attraverso le feci.

Dicrocoelium dendriticum

Avvolte in una massa di muco, le larve di D. dendriticum si attaccheranno nuovamente su foglie e vegetali, e da lì passeranno ad infettare una formica. All’interno di una sola formica possono trasferirsi fino a cinquanta cercarie che andranno ad occupare l’apparato gastroesofageo dell’imenottero. Una volta dentro, una di esse migrerà verso il ganglio subesofageo, una regione del cerebro dell’insetto preposta al controllo motorio. Qui assumerà la forma di cisti con pareti molto sottili (detta brain worm) prendendo letteralmente il controllo della formica, spingendola a trascorrere tutto il suo tempo sulla cima delle foglie nei pascoli, dove il trematode “sa” di poter trovare il suo ospite definitivo.

 

Frattanto, le altre cercarie nello stomaco assumono anche loro la forma di cisti, con la sola differenza che le pareti di cui si rivestono sono molto più spesse. Una volta che la formica sarà accidentalmente ingerita da un animale da pascolo assieme al foraggio, raggiuntone lo stomaco, le cercarie parassiteranno l’ospite mammifero definitivo ed abbandoneranno l’ormai inutile “zombie-insetto” al proprio inesorabile destino.

La particolarità del comportamento di questo trematode, però, non riguarda solo il contorto ciclo di continue parassitosi; mentre le cercarie nello stomaco della formica, grazie alla loro spessa protezione, usciranno indenni nel passaggio dall’imenottero al mammifero, il brain worm, al contrario, non sopravvivrà. Le pareti sottili della sua forma larvale, utili a permettere l’emissione delle sostanze capaci di mutare il comportamento dell’ospite, non riescono ad isolarlo dai succhi gastrici del mammifero e così il parassita del cervello morirà assieme al suo vettore. Questo comportamento, per quanto inconsapevole, è un buon esempio1 per illustrare il concetto di altruismo nell’accezione evoluzionistica del termine.

In ambito biologico, per altruismo s’intende quel comportamento che procura un beneficio al ricevente ed un danno al donatore, o per meglio essere precisi:

«evolutionary biologists define altruism entirely in terms of survival and reproduction. A behavior is altruistic when it increases the fitness of others and decreases the fitness of the actor»2.

La fitness corrisponde al successo riproduttivo, ovvero il numero di figli capaci a loro volta di riprodursi che un individuo riesce a generare, assicurando così una continuità al proprio genotipo.

Da questo punto di vista l’altruismo si rivela come un problema teoretico dei più oscuri, dal momento che la selezione naturale sembrerebbe promuovere i comportamenti opposti. Ciò ha fatto sì che negli ultimi trent’anni e più, una buona parte dei ricercatori si sia dedicata al tema con un profluvio di pubblicazioni e speculazioni che sarebbe improponibile anche solo elencare in questa sede.

L’importanza, come si può facilmente evincere, non è data dalla sola “particolarità” del comportamento in sé apparentemente avverso ai supposti andamenti dei meccanismi evolutivi, volti a promuovere comportamenti più autoreferenziali. Ciò che ha resto così stimolante la ricerca è la possibilità di considerare i comportamenti, e nella fattispecie i comportamenti morali, entro l’ottica delle materie biologiche e cognitive: ciò che si credeva rendere Homo sapiens un “Uomo” era in realtà germinata altrove e molto più indietro lungo la storia evolutiva.

Ovviamente questo “progresso” delle scienze naturali ha sollevato a suo tempo un gran polverone fra gli umanisti che lesti provvidero ad erigere invalicabili barricate, mentre dall’una e dall’altra parte, fra un’impropero e uno j’accuse, si gridava all’oscurantismo o all’invasione di campo. Questa diatriba fra scienze dure e scienze umane non s’é ancora placata; come una pentola a pressione, cova ancora bollore sotto il coperchio del «ad ognuno il suo», inconcludente politically correct. Ma questa sorta di implicito trattato di non belligeranza sembra ormai cedere innanzi agli anni e sempre nuove scoperte in ambito scientifico, neurobiologico ed evoluzionistico forzano e mettono in crisi vetuste credenze assunte dagli umanisti come modelli e paradigmi imprescindibili, come la netta distinzione fra uomo e animale o la definizione del concetto di “Storia” come Storia della Civiltà 3.

Partendo dalla questione dell’unselfish behaviour proverò ad argomentare e discutere circa la sempre più pressante necessità di una collaborazione aperta e franca fra scienze umane (humanities) e scienze “dure” (sciences), operazione che anzitutto richiede 1) l’abbandono di taluni paradigmi giudicati in passato inalienabili, 2) le non-resistenza alla collaborazione (e quindi lo spettro dell’interferenza) e, in ultimo, 3) la costruzione di nuove metodologie d’indagine più inclusive e miranti all’unificazione interdisciplinare (ma senza rinunciare né al proprio oggetto d’indagine né alla propria “identità” di ricercatori)4.

Ovviamente la scelta di trattare dell’altruismo non è casuale. L’argomento filosoficamente ripropone il sempre soggiacente dualismo fra natura e cultura (nature and nurture di Galton nonché il più “classico” physis/nomos dei Greci) che tanto ha influenzato la scala valoriale delle discipline nei secoli precedenti.

In qualità di (aspirante) storico versato un po’ nelle scienze biologiche proverò qui ad analizzare la questione nei limiti e nei modi offerti dalla natura stessa della piattaforma digitale su cui ci troviamo, dividendo il lavoro in quattro parti – più la presente con funzione introduttiva – ove cercherò anzitutto di presentare il problema per come fu posto dai filosofi greci (Parte 1) e dai primi biologi evoluzionisti (Parte 2). In seguito mi sposterò sull’aspetto teoretico dell’analisi darwiniana dell’altruismo e di qualsiasi altro comportamento animale e umano (Parte 3). Al termine del nostro piccolo viaggio, forti dei precedenti passi, proveremo a vedere come la questione dell’altruismo possa inserirsi nel più ampio spettro della storia umana, secondo le direttive della neurostoria teorizzata da Daniel Lord Smail5 (Parte 4).

Prima di concludere occorre una precisazione: per quanto in via teorica un’azione altruistica sia morale, diversamente da come fece una certa sociobiologia ingenua, la moralità non si può ridurre al solo altruismo, e solo quest’ultimo è spiegabile in termini di comportamento istintuale. La morale, al contrario, non si fa di soli istinti ma necessita dell’intervento della ragione e di un sistema di norme, culturalmente determinate, che direzionano i comportamenti e gli atteggiamenti degli individui che ad essi si sottomettono. La morale è un sistema, determinato da moltissimi fattori biologici e culturali. L’altruismo, invece, abbisogna di elementi più semplici o, diremmo in alternativa, più umili.

 

Luca Campione

 

Note

1. L’esempio del Dicrocoelium dendriticum, divenuto ormai un classico, è tratto da Sober E., Wilson D.S., Unto Others. The Evolution and Psychology of Unselfish Behavior, Harvard University Press, Cambridge (Massachussetts),1998, p 18.

2. Ibidem, p. 17.

3. Si veda Smail Daniel L., On Deep History and the Brain, The Regent of the University of California, Oakland (CA), 2008 (trd. It. a cura di L. Ambasciano, Storia profonda. Il cervello umano e l’origine della storia, Bollati Boringhieri, Torino, 2017, pp. 231)

4. Per una più ampia disamina della questione secondo le attuali linee di ricerca si veda Ambasciano Leonardo, Tempi profondi Geomitologia, storia della natura e studio della religione, in «SMSR» n. 79 (1/2013), pp. 152-214.

5. Smail Daniel L., Storia profonda.

 

 

Bibliografia

Ambasciano Leonardo, Tempi profondi Geomitologia, storia della natura e studio della religione, in «SMSR» n. 79 (1/2013), pp. 152-214.

Smail Daniel L., On Deep History and the Brain, The Regent of the University of California, Oakland (CA), 2008 (trd. It. a cura di L. Ambasciano, Storia profonda. Il cervello umano e l’origine della storia, Bollati Boringhieri, Torino, 2017, pp. 231).

Sober E., Wilson D.S., Unto Others. The Evolution and Psychology of Unselfish Behavior, Harvard University Press, Cambridge (Massachussetts),1998.

 

 

Laura De Grazia
Laura De Grazia

Laura De Grazia, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.

http://www.filosofiapostumanista.it/

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