mercoledì, febbraio 20, 2019
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Alla volta del post-umanismo — di Luca Liberatore   

Il Centro Studi Filosofia Postumanista vi propone l’articolo di Luca Liberatore, in cui indaga come l’Umanismo, un «edificio del sapere apparentemente saldo», stia crollando di fronte alle nuove scoperte in campo tecnologico ed evoluzionistico. L’essere umano è, dunque, esortato a confrontarsi con una visione del mondo altra, un viaggio in cui «navigare fra le sfide del presente, in un orizzonte post-umano».

 

A partire dal secolo scorso, la tradizionale visione del mondo è stata messa in crisi dalle scoperte in campo biologico e dalle conquiste tecnologiche

Stelarc – STRP Media Arts Biennale 2017 in Eindhoven

Un edificio del sapere apparentemente saldo, intuitivo e sicuro sta crollando pezzo dopo pezzo. Questo edificio è costruito sull’idea che l’essere umano sia al centro dell’universo, separato da una distanza qualitativa rispetto a tutto il resto, animali o macchine. Tale concezione rientra nella cornice di pensiero dell’Umanismo.

Il filosofo Roberto Marchesini descrive l’Umanismo come una forma di antropocentrismo, un modo di pensare che mette in secondo piano il mondo circostante all’essere umano. Ma non solo, uno degli errori fondamentali che fa il pensiero umanistico, secondo Marchesini, è che esso non riconosce l’importanza dell’alterità (sia animale che tecnologica) nel cammino che ha portato l’essere umano ad essere quello che è. In altre parole, il pensiero umanistico concepisce la nostra storia come un percorso solitario, misconoscendo qualsiasi debito formativo[1]. In definitiva, l’essere umano è un’isola rispetto al resto del mondo animale.

Come abbiamo già accennato all’inizio, questo modo di intendere il mondo si scontra con i dati che ci provengono dalla ricerca biologica e tecnologica. Un esempio fra tutti è la scoperta che tra 100.000 e 50.000 anni fa alcuni Sapiens che uscirono dall’Africa si riprodussero con un’altra specie umana: i Neanderthal [2].

Oggi i loro discendenti possiedono dall’1 al 4 % del DNA neanderthaliano. Questo fatto è particolarmente significativo per svariati motivi. Innanzitutto perché esso ci ricorda come l’idea di un’evoluzione lineare e progressiva del genere umano sia assolutamente sbagliata: in passato, infatti, hanno vissuto sulla Terra diverse specie di umani, nello stesso periodo. Inoltre, se volgiamo il nostro sguardo ai comportamenti delle altre specie umane, rimarremmo sorpresi per le analogie – più che per le differenze – rispetto alla nostra specie. Come scrive Marchesini:

«la scoperta del fuoco, l’utilizzo di strumenti, l’inumazione dei morti, la realizzazione di ornamenti – solo per fare qualche esempio – non sono più appannaggio della nostra specie poiché testimoniabili in ominidi che non sempre vanno considerati nostri progenitori» [3].

Infine, la sorprendente scoperta dell’incrocio fra Neanderthal e Sapiens, non lascia dubbio in merito al fatto che la nostra sia una specie potenzialmente ibrida. Come può reggere l’idea dell’essere umano come un viaggiatore unico e solitario?

Alla luce della crisi del paradigma umanistico, necessitiamo di una nuova corrente di pensiero che possa offrirci una chiave di lettura efficace di queste acquisizioni conoscitive. Tale corrente di pensiero non può che essere il post-umanismo, in particolare la versione elaborata da Marchesini. Il filosofo italiano ci descrive così il post-umanismo:

«l’impostazione post-umanistica non ha un vero e proprio manifesto, sembra più sorgere dal basso attraverso una miriade di frammenti di pensiero che, nel corso del Novecento, hanno declassato l’uomo da quella posizione di centralità, unicità, specialità, purezza e autosufficienza che erano in fondo le basi su cui si reggeva l’Umanismo» [4].

Seppur il post-umanismo nasca dalla crisi, esso non va però considerato un pensiero della crisi. L’orizzonte di problematicità – cioè la caduta del sistema di comprensione umanistico – viene colto come un’opportunità di ridefinire in maniera più flessibile i confini concettuali cristallizzati in maniera eccessiva in passato.

Un aspetto importante del post-umanismo di Marchesini è l’attenzione rivolta al darwinismo. In maniera molto sintetica, possiamo affermare che il pensiero del naturalista inglese presenta due caratteristiche principali.

Una di queste è rivolta al passato e può essere compresa riprendendo la metafora del filosofo Daniel Dennett, secondo il quale il darwinismo è come l’acido universale, cioè come un acido capace di dissolvere qualsiasi cosa. Naturalmente questo non esiste, ma è un’utile metafora per comprendere l’effetto del pensiero darwiniano su diversi capisaldi della tradizione. Come scrive lo stesso Dennett:

«l’idea di Darwin […] mostra un’indubbia somiglianza con l’acido universale: corrode quasi ogni concetto tradizionale, lasciando dietro di sé una visione del mondo rivoluzionata, con la maggior parte dei vecchi punti di riferimento ancora riconoscibili, ma trasformati in maniera sostanziale» [5].

La concezione umanistica dell’essere umano va sicuramente annoverata fra le “vittime” di questo acido. Il darwinismo ha dissolto la distanza fra l’essere umano e gli animali che l’umanismo aveva posto. Ad una prospettiva gerarchica del regno biologico, il darwinismo risponde con una visione orizzontale, facendo venire meno il pathos della distanza nei confronti degli animali non umani. Naturalmente l’acido universale ha avuto altri effetti, ma a noi sono sufficienti questi esempi per comprendere l’effetto generale che esso ha avuto sull’umanismo.

L’altra caratteristica fondamentale del darwinismo è rivolta al futuro. Come spiega Marchesini:

«caduti i pregiudizi di perfezione primigenia e di ontologia compiuta, il Giano darwiniano mostra di colpo la faccia rivolta al futuro per aprire la stagione magmatica di un uomo in compimento, dove le mutazioni, le ibridazioni, le infezioni/invasioni alla kosmopolis umana perdono il loro carattere di pericolo e divengono opportunità» [6].

In altre parole, il darwinismo non rappresenta solo una sfida alle concezioni umanistiche, ma si rivela essere anche una guida per il futuro. Attraverso la rilettura di Marchesini, il darwinismo si presta a diventare un’occasione per leggere il cammino umano attraverso le lenti dell’apertura e della partnership con l’alterità.

Molte riflessioni di Marchesini sono dedicate al rapporto fra l’essere umano e gli altri animali, un rapporto fatto non solo di sfruttamento, ma anche di alleanze ed emulazioni. Il concetto darwiniano di co-evoluzione risulta essere un punto fondamentale su cui riflettere quando ci si interroga riguardo alla natura umana. In tempi più recenti, è la tecnologia che ha assunto il ruolo di partner principale della nostra specie. In ogni caso, che si parli di animali oppure prodotti tecnologici, l’essere umano non è mai stato solo, né tantomeno lo sarà in futuro. Ecco perché il darwinismo non è destinato a tramontare.

In conclusione possiamo affermare che le conquiste conoscitive odierne ci spingono come onde verso il mare aperto, facendoci allontanare sempre più dall’isola umanistica dove abbiamo abitato per molto tempo. Questo non si prospetta di certo un viaggio semplice. Ma seguendo la direzione mostrataci dalla faccia del Giano darwiniano, possiamo navigare fra le sfide del presente, in un orizzonte post-umano.

 

Luca Liberatore

 

 

[1]   «Ritengo che l’umanismo è la forma più estrema di antropocentrismo, ponendo l’uomo come entità pura e autopoietica (che si genera in maniera autoreferenziale), misura e sussunzione del mondo, e parimenti tracciando per l’essere umano un’ontopoiesi disgiuntiva rispetto a tutti gli altri animali». Roberto Marchesini, Contro i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista, p. 11.

[2]   Il Neandertal che è in noi, Le scienze.

     URL: http://www.lescienze.it/news/2010/05/07/news/il_neandertal_che_e_in_noi-556073/

     (Ultima consultazione 9/10/17).

[3]   Roberto Marchesini, Il tramonto dell’uomo. La prospettiva post-umanista, p. 14

[4]   Ivi, p. 6.

[5]   Daniel Dennett, L’idea pericolosa di Darwin. L’evoluzione e i significati della vita, p. 77.

[6]   Roberto Marchesini, Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, p. 192.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Daniel Dennett, L’idea pericolosa di Darwin. L’evoluzione e i significati della vita, Bollati Boringhieri, Torino 2004.

Roberto Marchesini, Contro i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista, Edizioni Sonda, Casale Monferrato (AI) 2014.

Roberto Marchesini, Il tramonto dell’uomo. La prospettiva post-umanista, Edizioni Dedalo, Bari 2009.

Roberto Marchesini, Post-human. Verso nuovi modelli d’esistenza, Bollati Boringhieri, Torino 2002.

 

 

Laura De Grazia
Laura De Grazia
Laura De Grazia, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it/

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