giovedì, maggio 23, 2019
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Mutare o perire. La sfida del transumanesimo — di Manuela Macelloni

Riccardo Campa

Pubblichiamo la recensione scritta da Manuela Macelloni al testo Mutare o perire. La sfida del transumanesimo, di Riccardo Campa. L’autrice, attraverso un’analisi stringente, riesce a individuare i principi fondamentali su cui si fonda il transumanesimo, quali l’oltrepassamento dell’essere umano attraverso il supporto della tecnologia e la non accettazione di una condizione destinata al decadimento e alla finitudine. Il transumanesimo appare una corrente di pensiero con la quale è sempre più urgente confrontarsi per esaminare da un punto di vista teorico quali declinazioni può assumere lo human enhancement. Dobbiamo anche comprendere i punti di problematicità di una corrente di pensiero che fa dell’uomo il suo perno. Come sottolinea Manuela Macelloni, la centralità attribuita all’uomo sugli altri enti, ereditata dall’umanesimo, riafferma una prospettiva antropocentrica che non tiene conto della commistione con l’alterità, quell’alterità che può finalmente condurci al decentramento dell’essere umano e alla perdita del suo predominio sugli altri viventi. 

 

Il testo di Riccardo Campa è una vera e propria introduzione al movimento transumanista fondamentale per comprendere l’approccio di questo importante pensiero filosofico. Il transumanismo riveste un ruolo fondamentale in quello che è il dibattito contemporaneo riguardante le questioni della bioetica e ciò alla luce del fatto che questa filosofia tocca questioni riguardanti i temi di vita e morte promuovendo come esito estremo del suo approccio un’evoluzione autodiretta.

Il convincimento che porta i transumanisti ad auspicare a un’evoluzione progettata a tavolino si basa sulla convinzione che l’essere umano non si dia come monolite ma che, nella storia, sia stato oggetto di continue trasformazioni.

La dicotomia mutare-perire diviene particolarmente esplicativa del loro progetto di pensiero giacché i transumanisti sono convinti che una prospettiva bioconservativa intrappoli l’uomo all’interno di una dimensione che non gli appartiene più: quella della finitudine. Attraverso un «approccio prometeico alle nuove tecnologie» (p.10) è possibile condurre l’uomo verso una condizione del tutto rinnovata, in cui, anche la morte, non sarà più un problema giacché sarà sconfitta.

L’articolazione dell’opera rivela come il testo di Campa non sia stato progettato in maniera unitaria ma sia in realtà una raccolta dei diversi interventi che il filosofo ha compiuto nel corso degli ultimi anni, riguardanti i temi principali del pensiero transumanista.

La prima parte crea un focus specifico su quelli che sono i fondamenti del transumanismo volendo gettare un ponte tra il nuovo approccio e i problemi classici della storia della filosofia – umanesimo, politica, etica, tecnica, scienza – evidenziando i punti di contatto e quelli di discontinuità.

Nel primo capitolo di questa prima parte – Dall’umanesimo al transumanesimo – Campa presenta il transumanismo come una terra di confine, un luogo di incontro dove «l’ingegnere parla con il poeta, il filosofo con lo scienziato» (p. 26).

Proprio alla luce di questa commistione di conoscenze, di questo punto estremo di realizzazione della dimensione umana, il transumanismo diviene l’espressione compiuta dell’umanesimo là dove per umanesimo si intende la massima realizzazione della dimensione autopoietica dell’uomo per mezzo delle proprie conoscenze e dei propri saperi.

La conoscenza tecnologico-scientifica può, secondo l’autore, liberare l’uomo dalle catene della superstizione religiosa per offrirgli la potenza della sua dimensione e quindi la capacità di guidare autonomamente la propria evoluzione contrastando le “leggi di natura”.

Campa rigetta qualunque concezione che voglia rilegare l’uomo all’interno di una dimensione d’essenza e per questo di purezza: l’accusa che viene infatti scagliata contro questo movimento è quella di offendere l’essenza umana come se essa fosse un unico, indivisibile e per questo intoccabile, non amalgamabile con altre essenze.

Per l’autore ogni forma d’interpretazione della dimensione umana come “data in purezza” e per ciò sacra non è che un abuso dell’umanesimo capace di trasformarlo nel suo termine oppositivo e dispregiativo: l’umanismo, colpevole di macchiarsi di quello che Campa definisce un “razzismo umano” (cfr. p. 28).

L’ibridazione proposta dall’autore è a tutto tondo, non è solo la tecnologia a poter potenziare l’essere umano ma l’animale stesso può conferire nuove possibilità all’umano: è infatti possibile, secondo Campa, innestare nell’uomo geni di animali per migliorare le sue performance. Ciò che sta alla base del pensiero transumanista è quindi la convinzione che ogni cosa presente nel mondo sia a disposizione dell’uomo e delle sue esigenze: l’uomo non deve temere di “meticciarsi” con geni di animali, con elementi tecnologici, giacché non esiste un’essenza umana da proteggere quanto piuttosto la potenza dell’uomo da celebrare, l’unico individuo senziente in grado di poter progettare la propria evoluzione futura.

Una tale prospettiva non può schivare certo la questione politica che diventa il fulcro del secondo capitolo di questa prima parte (Transumanismo e politica): in esso vengono analizzate le differenti correnti politiche presenti nel movimento e le proposte di “sostenibilità politica” di un progetto di miglioramento dell’uomo.

Nel terzo capitolo di questa prima parte (I principi del transumanismo) si trattano le questioni fondamentali del pensiero transumanista. In esso si svolge un’analisi sull’approccio morale ed etico della filosofia nei riguardi delle nuove tecnologie; questa sezione è di particolare interesse poiché mostra come il transumanesimo sia una vera e propria “grande ideologia” capace di crearsi un proprio imprinting etico e morale autosufficiente ed innovativo.

Questo capitolo, meglio di altri, evidenzia come la filosofia transumanista possa essere considerata, a tutti gli effetti, una delle ideologie forti all’interno della prospettiva filosofica contemporanea giacché essa gode di una interpretazione propria e strutturale del mondo e di principi su cui fondare le ragioni della vita.

Il quarto e il quinto capitolo della prima parte (Le tecnologie convergenti e l’orizzonte postumano/ La scienza pura e l’orizzonte postumano) operano un confronto diretto con la tecnologia e la scienza là dove una influenza l’altra. Solo ampliando le conoscenze dell’essere umano – scienza teoretica – è di fatto possibile studiare delle tecnologie applicabili al fine di potenziare le debolezze dell’uomo e di condurre l’umano verso il futuro che gli spetta. L’atto estremo della potenza dell’uomo si celebra nella sua conoscenza e nella capacità di piegare il mondo alle sue necessità per mezzo della tecno-scienza.

La seconda parte del testo – Il transumanesimo e i suoi nemici – orienta le sue attenzioni alla critiche che sono state rivolte al transumanesimo. Nella prima sezione della parte seconda che corrisponde al sesto capitolo dell’opera – Il caso Unabomber – si svolge un confronto con un estremista nel versante opposto al transumanesimo, l’ecoterrorista Ted Kaczynski. Il settimo capitolo – L’allarme di Bill Joy – si occupa di “un oppositore interno” confrontandosi con le critiche di uno dei più grandi scienziati nel settore dell’Intelligenza Artificiale: Bill Joy.

Il capitolo ottavo – Il “j’accuse” di Francis Fukuyama e l’offensiva dei bioconservatori – è un raffronto diretto con una delle posizioni squisitamente contrarie allo sviluppo del pensiero transumanista: quella dei bioconservatori. Il decimo capitolo – L’anatema della Chiesa cattolica – analizza le critiche provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche. Il decimo (Le speranze minime di Paolo Rossi), l’ultimo di questa seconda parte, esegue un confronto diretto con il pensiero del filosofo Paolo Rossi e con la sua opera Speranze.

La terza parte composta di tre capitoli – Apologia del transumanesimo, In difesa del transumanesimo, Manifesto dei transumanisti italiani – è, come la definisce il suo autore, la più “pamphlettistica” (p.14) giacché Campa – a differenza delle altre sezioni in cui espone una posizione più cauta – diviene vero e proprio promotore del movimento transumanista, abbandonando per certi aspetti l’approccio scientifico e sfiorando, in alcuni momenti, il proselitismo.

Di questa parte di maggior interesse è la sezione in cui viene esposto il Manifesto dei transumanisti italiani giacché Campa, quale presidente, sintetizza gli elementi fondamentali – da un punto di vista filosofico, politico, sociale, etico e morale – del movimento transumanista italiano e, rinunciando a quegli estremismi che rischiano di ridurre il movimento a parodie parossistiche di racconti fantascientifici, riesce ad attualizzare il transumanismo rendendolo una corrente di pensiero coerente. A differenza del carattere decostruttivo di molto del pensiero contemporaneo, quello proposto dai transumanisti, è edificante giacché interpreta la tecnica e l’evoluzione scientifica – anche quella più estrema – come possibilità effettiva per un cambiamento radicale della condizione umana.

Questo è il senso di mutare o perire: essendo l’uomo un ente mai definito ma sempre pronto a cambiamenti, risultato dell’adattamento e quindi del miglioramento della sua condizione sulla terra, deve farsi carico di un cambiamento che – per quanto impensabile un tempo – può consegnarlo a una condizione superiore, simile a quella dell’ultra-uomo.

Attraverso quelle metamorfosi che la scienza e le tecnologie rendono possibili, può gettarsi alle spalle metafisica, eternità, Dio, poiché i nuovi saperi potrebbero offrire risposte differenti in questa vita. Questa opportunità è il risultato dell’alleanza estrema che uomo e tecno-scienza possono stringere. Affinché ciò sia possibile, l’uomo deve lasciarsi alle spalle le false convinzioni che fino ad oggi lo hanno guidato prima tra tutte la fede in discipline metafisiche che fanno dell’altro mondo la chiave di comprensione di questo. La metafisica è frutto di un errore di prospettiva, del timore che fin dai tempi antichi ha spinto l’uomo a non voler vedere la propria vita dirigersi inesorabilmente verso il nulla.

Ciò pone l’uomo al centro del mondo in una posizione onnicomprensiva della realtà là dove, solo contando sulle proprie forze, in una dimensione estrema di auto-poiesi, può progettare la sua dimensione nel mondo, incurante di ogni entità altra giacché, per mezzo della rivoluzione transumanista, tutto cadrà sotto il suo controllo, anche il potere di vivere o morire.

Nelle possibilità prospettate dalla filosofia transumanista professata da Riccardo Campa – per quanto estreme – non vi è alcuno strascico di fantasmagorie fantascientifiche quanto la direzione nitida, univoca e assoluta a cui, un’interpretazione strettamente scientifica della vita e della dimensione umana, può condurre. Questa è l’impostazione scelta dall’autore che riesce a conferire profondità e dignità alla prospettiva transumanista mettendo nella condizione il lettore di farsi se non suggestionare quanto meno trascinare dalla sua dialettica.

Anche se, quella espressa dalla filosofia transumanista di Campa, è un’estrema nostalgia del futuro da intendersi come espressione di una volontà di potenza tecnico-scientifica che pone l’uomo nella condizione di potersi pensare in maniera radicalmente autonoma.Non solo l’uomo è l’unico ad aver ricevuto in dono da Prometeo la tecné – perché offeso da Epimeteo – ma è anche l’unico che, nella sua storia evolutiva, può creare uno strappo radicale con la Natura divenendo guida di se stesso, baluardo della sua forza, divinità del proprio spirito.

Certamente, da questo punto di vista, non possiamo che dare ragione a Campa che, vede nel transumanismo, l’erede diretto dell’umanesimo là dove proprio questo movimento raccoglie a piene mani gli esiti di un’impostazione squisitamente antropocentrica. Ma ereditando questa impostazione ne eredita purtroppo anche i limiti restringendo il mondo e la realtà a una sola dimensione: quella umana, non cogliendo l’arricchimento di prospettive che la commistione con l’alterità può dare.

Forse è proprio il concetto di alterità che manca nel pensiero transumanista e che lo condanna a non liberarsi delle vecchie impostazioni di pensiero ponendo quale nuovo principio metafisico di potenza l’uomo. Ma proprio questa impostazione costringe l’uomo nella medesima posizione di sempre: quella di guardarsi allo specchio scambiando la propria immagine per il mondo.

 

 

 

Il testo è un rifacimento della versione originaria pubblicata su Universa. Recensioni di filosofia

Laura De Grazia
Laura De Grazia
Laura De Grazia, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it/

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