lunedì, ottobre 14, 2019
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Pedagogia e orizzonte post-umanista – di Alessandro Ferrante

Bambini e animali

Ogni volta che pensiamo l’educazione, ogni volta che parliamo di educazione, siamo come catturati inconsapevolmente da un certo ordine del discorso che ci induce a dare per scontato il fatto che i nostri pensieri e le nostre parole possano, anzi debbano riferirsi principalmente, se non esclusivamente, all’uomo. Sembriamo accecati da un bagliore antropologico che ci impedisce di vedere tutto ciò che in educazione esula da un rapporto interumano.

Molto spesso i pedagogisti, gli educatori professionali, così come coloro che formano senza una qualifica specifica ritengono che educare equivalga a porsi in una relazione interpersonale. Ciò fra l’altro avviene in una società in cui il valore della persona e la centralità dell’educando sono declamati e ripetuti come un mantra, finendo per divenire qualcosa di talmente ovvio e scontato da risultare autoevidente.

Non esiste praticamente più scuola o servizio educativo che non dichiari di mettere al centro dei propri progetti educativi i suoi utenti e che non consideri la relazione lo strumento formativo privilegiato. In quest’ottica l’educazione è sorretta da principi umanisti e pare davvero destinata a risolversi in una relazione fra due o più individui. Questa opzione valoriale e questa attenzione al piano relazionale sono ampiamente giustificate dal punto di vista affettivo e psicologico.

Sappiamo bene in qualità di genitori, insegnanti, operatori sociali che la fatica come anche la bellezza di ogni pratica pedagogica, le soddisfazioni o le frustrazioni che da questa possono derivare, dipendono in larga misura dalla qualità della relazione che riusciamo a instaurare con i soggetti con cui condividiamo i contesti familiari, scolastici, educativi. Quando si conclude un percorso formativo e si ripensa a quanto è avvenuto, ciò che torna alla mente sono i volti, gli sguardi, le parole, i gesti delle persone con cui lo si è vissuto, il clima affettivo che si è sperimentato, le difficoltà incontrate, gli eventuali successi raggiunti, i momenti di maggiore spessore emotivo, gli apprendimenti che si sono o non si sono verificati. Indiscutibilmente è proprio tutto questo a rendere l’educazione qualcosa di avvincente e coinvolgente, che vale la pena desiderare ed esperire.

Tuttavia, se ci si sposta a livello delle concrete prassi educative, la centratura sulla persona e sulla relazione si rivela di per sé insufficiente sia per comprendere ciò che in esse accade, sia per orientarle pragmaticamente. L’azione didattico-educativa, difatti, si esplica non solo rapportandosi ad altri soggetti umani, ma anche e forse soprattutto attraverso un’organizzazione materiale e simbolica degli spazi, dei tempi, dei corpi, degli oggetti. L’educazione, cioè, è un evento complesso e multidimensionale, che prende forma grazie all’interazione dinamica tra una molteplicità di elementi eterogenei.

Bambino Lente
Tra l’educatore e l’educando si frappone una materialità che allo stesso tempo rende possibile, vincola, condiziona, influenza, distorce le intenzioni e le azioni di entrambi e fa sì che si sviluppino determinate forme di conoscenza piuttosto che altre. Per educare, specialmente se lo si fa professionalmente, occorre allora imparare a gestire in modo intelligente una materialità costituita da un reticolo di umano e non umano (spazi, arredi, oggetti, tecnologie, testi, forze naturali, ecc.). Questo significa che per cogliere ciò che in un dato campo esperienziale produce effetti di ordine formativo è opportuno decentrarsi parzialmente dall’uomo e dalla relazione educatore-educando.

 

Tale operazione di decentramento risulta alquanto controintuitiva, poiché i principali approcci pedagogici ‒ nel senso comune come in molte teorie scientifiche e filosofiche ‒ sono radicati in una prospettiva umanista, secondo la quale l’educazione è un fatto solo interumano; anche quando viene preso in considerazione, il non umano è relegato a un ruolo meramente strumentale. Se si vuole accedere senza pregiudiziali antropocentriche alla materialità che connota le prassi educative, è preferibile dunque abbandonare una cornice umanista per collocarsi in un quadro concettuale e operativo post-umanista.

Dato poi che qualsiasi processo educativo non è avulso dallo scenario storico e socio-culturale, è necessario domandarsi perché, a cosa e come educare per far fronte alle sfide poste dal mondo contemporaneo. Riporre l’attenzione soltanto sugli esseri umani è una strategia etica e pedagogica poco adatta a un contesto contrassegnato da un milieu tecnologico e scientifico che presenta delle problematiche che si estendono molto oltre i confini dell’antroposfera. Le conoscenze e le tecniche attualmente disponibili infatti permettono di intaccare le strutture profonde della vita nelle sue diverse manifestazioni (umane e non umane).

In un siffatto contesto, continuare a centrarsi esclusivamente sull’uomo conduce a ignorare sistematicamente l’esigenza di una rielaborazione educativa del rapporto tra l’essere umano e l’ambiente naturale, sociale e tecnologico. Anche in questo caso, pertanto, superare una visione human-centered è essenziale per poter risignificare la progettazione e l’esperienza formativa, portando l’educazione all’altezza di un’epoca dominata dalla tecno-scienza.

In virtù di quanto scritto, ci si può chiedere quali teorie possano rivelarsi più utili per rinnovare le categorie attraverso cui si interpretano i fenomeni educativi. Ci si può quindi domandare in che misura assumere l’uomo nella teoresi pedagogica, oppure, più radicalmente, se questo possa rappresentare ancora sotto il profilo etico ed epistemologico l’unico referente della pedagogia e di conseguenza quale potrebbe essere l’oggetto specifico del sapere pedagogico una volta rinunciato al primato dell’anthropos.

Articolo tratto da: Alessandro Ferrante, Pedagogia e orizzonte post-umanista, LED, Milano, 2014, pp. 7-9

Immagine di copertina: Elena Shumilova

Eleonora
Eleonora
Eleonora Adorni, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it

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