venerdì, gennaio 18, 2019
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Transumanesimo. Storia di un concetto

Transumanismo

Il transumanesimo può apparire a prima vista un pensiero bizzarro, figlio dei nostri tempi permeati di tecnologia d’avanguardia e di fantascienza, in realtà riprende un quadro concettuale presente in numerose filosofie, dal positivismo al pragmatismo, dalle intuizioni dei primi umanisti – Pico della Mirandola e Leonardo da Vinci – alle stupefazioni futuriste.

Il nucleo del pensiero transumanista può essere riassunto nella proposta di superare le limitazioni biologiche della specie Homo sapiens attraverso il progresso tecnoscientifico. L’idea di transumanare, vale a dire di considerare la propria condizione come transizionale rispetto a un futuro che va oltre l’uomo, definibile in modo generico come “post-human”, emerge nel milieu culturale degli anni ’50 ed è in nuce nelle opere di autori come Arthur Clark, Isaac Asimov, Stanislav Lem ed è Julian Huxley che conia il termine con il saggio “Transhumanism” contenuto nel libro del 1956 New Bottles For New Wine.

Considerare il pensiero razionale, la conoscenza scientifica e l’innovazione tecnologica come volano per trascendere i limiti della condizione umana fa parte del mito prometeico, dell’uomo demiurgo e dell’antropocentrismo assoluto, in qualche modo inerente alla cultura occidentale. Di certo il Novecento ha enfatizzato questo orientamento operando uno slittamento dei termini di salvezza e illuminazione dai territori della metafisica e dell’esperienza religiosa a quelli secolarizzati del progresso e dell’esistenza terrena, ovviamente nell’ambivalenza del processo stesso. Per questo se Thomas Eliot nel libro The Cocktail Party descrive i rischi della transumanizzazione J. Haldane, al contrario, preconizza questa trascendenza mediata dalla ragione come futuro dell’uomo.

Anticipatore del movimento transumanista può essere considerato il bioeticista Joseph Fletcher, che nel saggio del 1974 The Ethics of Genetic Control sostiene la necessità di utilizzare la programmazione genetica per sottrarre la condizione umana dall’aleatorietà della roulette riproduttiva e di utilizzarla per migliorare le caratteristiche dell’uomo. La definizione attuale di transumanesimo può essere ricondotta al filosofo Max More che lo definisce come “una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana”, sottolineandone la contiguità con l’umanesimo tradizionale nella priorità assegnata alla ragione e alla dimensione storica dell’esistenza, ma parimenti distaccandosene per la tensione al superamente dei vincoli imposti dalla condizione biologica.

Secondo lo studioso Anders Sandberg “il transumanesimo è la filosofia che afferma che noi possiamo e dobbiamo svilupparci a livelli fisicamente, mentalmente e socialmente superiori utilizzando metodi razionali”. Ritroviamo il termine transumano come “umano transizionale” nell’opera del futurologo F.M. Esfandiary, noto anche con l’abbreviazione di FM-2030. In questo senso le coordinate transumaniste possono essere considerate:

Ex Machina
Immagini tratte dal film Ex Machina

  1. l’ottimismo nei confronti del progresso tecnologico, in opposizione al cosiddetto neoluddismo ecologista

  2. una visione perfezionista e autopoietica della condizione umana;

  3. una forte attenzione per le tecnologie di punta informatiche e biologiche;

  4. una tensione verso il superamento della dimensione filogenetica o postdarwinismo.

Scienziati di riferimento del movimento transumanista sono Eric Drexler, pioniere della nanotecnologia nel saggio Engines of Creation del 1986, Hans Moravec, esperto di robotica e teorico del mind-uploading ovvero della possibilità di trasferire la mente umana all’interno di un computer, Ray Kurzweil autore del saggio The Age of Spiritual Machines dove si preconizza entro i primi decenni di questo secolo l’avvento di computer in grado di surclassarci, Alexander Chislenko che arriva a immaginare una sorta di destrutturazione delle identità individuali attraverso una connessione collettiva delle menti attraverso le reti informatiche con l’evoluzione di una sistemica cognitiva, una vera e propria teogenesi.

Il pantheon dei transumanisti è infatti vacante di divinità ma non per questo privo di una sorta di misticismo e di millenarismo verso un dio in fieri costruito dall’uomo. L’avvento dei transumanisti ha un nome, “singolarità”, termine introdotto dallo scrittore Vernor Vinge all’inizio degli anni ’90 per definire un vero e proprio salto quantico del progresso tecnologioco frutto della convergernza delle diverse ricerche di punta, fine dell’era degli esseri umani e dei modelli di previsione del futuro. Il singolarianesimo, l’attesa profetica della singolarità che inaugurerà l’era postumana, è pertanto il credo laico professato dai transumanisti e parimenti il vero discrimine tra una visione illuminista ancora fondata sul controllo umano del progresso e quella transumanista di una tecnopoiesi elusiva al controllo umano, l’epoca dove le macchine saranno Out of Control come sostenuto nel saggio di Kevin Kelly.

Il movimento transumanista inizia formalmente all’inizio degli anni ’80 presso la University of California di Los Angeles grazie all’attività di studiosi come John Spencer, Damien Broderick, Nancie Clark; quest’ultima assumerà poi il nome di Natasha Vita-More e nel 1982 scriverà il “Transhumanist Arts Manifesto”, dove il transumanesimo si fa teoria estetica, definita anche come TransArt, dove il carattere visionario, radicato in una sorta di neodadaismo basato sulla razionalità e sull’ottimismo, si sposa all’idea di estensione dei sensi. Altri momenti importanti furono l’istituzione nel 1988 della rivista “Extropy” da parte di Max More e Tom Bell, con la fondazione nel 1992 da parte di More e Morrow dell’Extropy Institute con sede ad Austin nel Texas e nel 1998 della World Transhumanist Association (WTA) a opera di Nick Bostrom e David Pearce, con pubblicazione della “Dichiarazione transumanista”.

Le critiche più radicali al transumanismo sono state rivolte dall’economista Francis Fukuyama, che nel suo libro Our Posthuman Future sostiene che le idee transumaniste, quantunque apparentemente in linea con quanto la società tecnologica contemporanea sta realizzando, mettono in crisi le radici stesse dell’uguaglianza tra gli esseri umani e rischiano di minare gli ideali e i presupposti della democrazia liberale.

(immagini tratte da Igyaan)

Roberto Marchesini

 

Eleonora
Eleonora
Eleonora Adorni, membro della redazione del Centro Studi che si occupa di aggiornare i contenuti del sito.
http://www.filosofiapostumanista.it

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